Prodi, l’usato sicuro dei poteri forti

prodi-mortadellaEstablishment in pressing, e Mattarella non vede l’ora di dirsi costretto a sondare l’ipotesi del professore.

Una legge elettorale raffazzonata potrebbe (ri)conse gnare il paese al Mortadella.

Ci aspetta un’estate da incubo, con nuovi e vecchi fantasmi in arrivo, anche perché è di tutta evidenza che quando si parla di legge elettorale non tutte le ciambelle vengono con il buco. Matteo Renzi, gran pasticcere di questo “sistema tedesco con salsa alla fiorentina” , deve tenerlo ben in mente, così come dovrebbe fare pure Silvio Berlusconi, padre di una legge che nel 2006, anziché favorirlo, aprì le porte di Palazzo Chigi a Romano Prodi.

E’ proprio sul professore bolognese si sono messi di nuovo in movimento i vecchi poteri forti, pronti a giocare attorno a lui l’ultima battaglia per la propria sopravvivenza. Sicuri della benevolenza del Quirinale, dove vegeta quella che potrebbe essere soprannominata l’ultima armata cattocomunista, si agitano personaggi che da sempre danno le carte: i banchieri Giuseppe Guzzetti e Giovanni Bazoli, ma anche Carldo de Benedetti con i suoi giornali, e qualche apparato forte in Russia, Cina e Francia di cui Prodi è stato sempre un ambasciatore molto sensibile. Ma come pensano di arrivare ad un governo del Professore?

Approfittando della frettolosa legge elettorale, generata da Renzi, pronto a tutto pur di votare subito, e Berlusconi, smanioso di riprendere il filo di quel patto che Denis Verdini gli aveva cucito su misura. Una legge non nata da un vero accordo, ma da una telefonata partita dal Nazareno, non quello del PD ma dall’ufficio ovattato e rassicurante di Gianni Letta, da dove Luca Lotti e Silvio Berlusconi si sono parlati. Ma la legge, che inizia il suo iter martedì alla camera, proprio come le ciambelle che non vengono con il buco, probabilmente servirà a sancire come primo partito il Movimento 5 Stelle, costringendo così il Quirinale a far fare un primo giro di consultazioni a qualche “nuovo mostro”, tipo Piercamillo Davigo, Milena Gabbanelli, Luigi Di Mio, Alessandro Di Battista, con il rischio che magari in Parlamento, nel nome del no euro e della lotta all’immigrazione trovino un’alleanza con la Lega di Matteo Salvini.

Se questo disegno non andrà in porto, il Capo dello Stato potrà chiamare una figura carismatica, come Prodi appunto, capace di un’alleanza tra vecchi cattolici, annidati un pò ovunque, la sinistra di Giuliano Pisapia e compagni vari. E capace, come si disse nel 2011 per Mario Monti, di mettere in sicurezza i conti pubblici. Un nuovo governo dei professori a sancire il fallimento della politica.

Allora perché, per evitare tanti mostri, Renzi e Berlusconi, dopo l’approvazione della legge elettorale, non smettono di fare gli amanti clandestini e si sposano sul serio dando vita al Partito della Nazione che potrebbe tentare di vincere a viso aperto? Forse così è la volta che si governa davvero e si mette fine una volta per tutte a questa lunga stagione dell’incertezza.

di Luigi Bisignani

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