L’aneddoto di Angela Merkel e la fine di Pompei

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Politica Estera Tedesca: mai così in basso

La società tedesca Siemens ha inaugurato un centro di digitalizzazione a Pechino, il primo nel suo genere nella regione dell’Asia-Pacifico. “Con il Digitalization experience center vogliamo essere il primo partner di fiducia per la trasformazione digitale della Cina nel suo programma “Made in China 2025”, ha detto Lothar Hermann, amministratore delegato di Siemens greater China. Il centro sarà di supporto per tutte le aziende cinesi nella loro trasformazione digitale.

La rigidità socio-culturale dei tedeschi si ripercuote anche sulla loro capacità di resilienza, molto bassa nelle relazioni diplomatiche e nella gestione degli asset Geopolitici.

FARE I FURBI CON L’ITALIA E’ UNA COSA, FARLO CON GLI USA E’ UN’ALTRA

Sono finiti i bei tempi in cui la Germania spadroneggiava in europa e chiudeva accordi sottobanco con la Cina per danneggiare gli USA ed i partner Europei.

Se ne era accorto persino (il poco sveglio) Obama, il quale aveva disposto all’intelligence americana di monitorare il feudo tedesco, intercettando anche il cellulare della Merkel, come poi dimostrato da Wikileaks.

L’arrivo di Trump alla casa bianca deve essere stato qualcosa di assimilabile ad una vera e propria “bastonata” in testa alla Merkel che suo malgrado, sta assistendo inesorabilmente all’allontanamento del sogno della supremazia tedesca in europa – a vantaggio dell’Italia questo è bene sempre ricordarlo anche per i clienti della Lidl.

La signora ha preso atto di questa certezza, dopo che nessuno gli ha dato corda al G7 di Taormina (pare che abbia avuto pochissime richieste di selfie, segno che i tempi di Obama/Renzi sono finiti), al termine del quale la stessa ha dichiarato ai media che “è arrivato il momento che l’Europa provveda a se stessa da sola”. L’Europa o la Germania? Il termine è utilizzato in modo ambiguo dalla cancelliera a seconda delle circostanze di convenienza.

Forse ha dimenticato che in Europa quando tutto va bene, fanno a gara per salire sul carro del più forte ma che quando il carro traballa – e c’è un’ostilità – come in questo caso contro il nuovo presidente USA – tutti fanno a gara per fuggire quanto più lontano è possibile da eventuali associazioni del tipo alleanza-complotto?

Che i tedeschi avessero riposto tutte le loro speranze nelle mani dell’ alleato francese è cosa ben nota, ma lo è altrettanto che Macron è arrivato dove si trova proprio per merito del nuovo presidente Americano.

In breve per la Merkel, le relazioni con la Cina si stanno raffreddando in quanto il magico Donald, da bravo imprenditore avendo subito intuito che i due giocavano in coppia al tavolo verde, contro il gigante Americano – ha messo giù le carte della riduzione dello scambio commerciale, dei Dazi e del Dumping, effettivamente in essere contro gli USA.

Così facendo ha messo subito in riga i Cinesi anche sui rapporti con i tedeschi, manovrandoli sulle azioni d’influenza nei confronti della Corea del Nord.

I primi risultati di questa strategia si sono fatti sentire velocemente, infatti per la prima volta nella storia del Consiglio delle Nazioni Unite, la Cina ha votato a favore della permanenza delle sanzioni contro il regime di Pyongyang a seguito della continua pioggia di missili lanciati verso i quali fino a qualche mese prima erano completamente indifferenti. Non si può essere bonaccioni sulla politica estera e questo il nuovo presidete a stelle e strisce lo ha capito.

GLI ACCORDI SUL CLIMA SAREBBERO STATI OPERATIVI NEL 2020, PERCHE’ DONALD NON HA ADERITO?

Che il nuovo presidente USA non volesse farsi prendere in giro dai furbetti Nato-Alleati è stato dimostrato, chiaramente, anche in relazione all’accordo sul Clima di Parigi, dove tutti contestano la scelta di Donald, omettendo –  ancora una volta –  di fare un passo indietro ricorrendo alla storia.

La Cina ha sempre boicottato gli accordi sul clima e la recente scelta di adesione è stata formalizzata – sulla carta – solo all’ultimo Summit, inoltre è opportuno ricordare che Obama ha scelto di siglare l’impegno al protocollo d’intesa soltanto alla fine del suo secondo mandato? Perchè? Semplice… avrebbe potuto farlo all’inizio del primo mandato ma le ripercussioni sul tessuto economico avrebbero sortito una congiuntura svavorevole – andando ad aumentare i costi da sostenere per le industrie sugli impianti di emissioni e di conseguenza impattando negativamente sui ricavi – e si sa, vedere i  numeri che crescono sono  i sogni di ogni leader.

Obama, quindi, come si dice in Italia “ha pensato di fare il napoletano” QUINDI MEGLIO LASCIARE LA PATATA BOLLENTE AL SUCCESSORE, quasi sicuro che tutto sarebbe andato liscio e che avrebbe vinto la quasi rincoglionita Hillary, e che a pagare sarebbe stato ancora una volta il popolo americano che già finanzia la NATO, la difesa europea, sud coreana dei paesi baltici etc. etc.

Ma la Germania continua a perdere pezzi, ed il solo paracadute – lo sappiamo bene è la nomina di un tedesco a capo della BCE – ragion per cui l’establishment si sta preoccupando di trovare un nuovo posto di tutto rispetto per il presidente BCE Draghi. Mario lo sa… ma dorme sogni tranquilli perchè sarà il Gran Maestro Giorgio a pensare al fratello Mario, a quei livelli, il risultato è garantito.

ORA CI SI METTE ANCHE LA TURCHIA

La massiccia presenza di immigrati turchi in Germania non fa stare tranquilla la cancelliera che ora teme ripercussioni in ordine alla stabilità interna tedesca.

Il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, ha annunciato il ritiro del contingente delle Forze armate della Germania dalla base turca di Incirlik.

Gabriel ha compiuto un ultimo tentativo, nel corso della sua visita ufficiale ad Ankara, ma l’omologo turco Mevlut Cavusoglu è stato inflessibile nel ribadire il divieto alle delegazioni parlamentari tedesche di far visita alla base.

Gabriel, che ha tenuto una conferenza stampa congiunta con Cavusoglu a margine del faccia a faccia, ha tentato di non alimentare ulteriormente le tensioni tra i due paesi “Intendiamo procedere con grande serenità, senza grandi conflitti con i nostri interlocutori turchi. Nessuna delle due parti vuole un ulteriore deterioramento delle relazioni a seguito di questa decisione.

La soluzione del ritiro permette di continuare a collaborare su tutti gli altri punti su cui c’è un interesse comune”, ha detto il ministro tedesco. Freddo il ministro turco, che ha ribadito quanto affermato nei giorni scorso anche dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. “Abbiamo dato loro il benvenuto, e allo steso modo, quando andranno via, diremo loro arrivederci”.

Cavusoglu non ha risparmiato nuove critiche all’indirizzo di Berlino, che ha accusato di non contrastare con sufficiente determinazione il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), e di aver concesso l’asilo a ufficiali delle Forze armate turche accusati di essere sostenitori de predicatore Fethullah Guelen, mandante, secondo Ankara, del colpo di stato fallito del luglio dello scorso anno.

Le ragioni del dissidio tra i due paesi, però, sono molteplici, dalla satira del comico tedesco Jan Boehmermann su Erdogan alla risoluzione sull’Armenia da parte del Bundestag, dalle accuse di spionaggio mosse all’organizzazione islamica Ditib all’arresto in turchia del giornalista turco-tedesco Deniz Yuecel. Yuecel è accusato di terrorismo e istigazione contro il regime di Ankara.

La visita di Gabriel in Turchia è stata di per sé stessa indicativa dello stato delle relazioni tra i due paesi: l’incontro tra il ministro tedesco e il premier turco Binali Yildirim è stato annullato. La decisione di Berlino di ritirare le truppe dalla Turchia, che giunge dopo mesi di contenzioso, non ha placato le critiche da parte delle opposizioni parlamentari in Germania.

La verde Claudia Roth vice presidente del Bundestag – trascurando evidentemente la sponda Russa – ha criticato il governo per aver perso fin troppo tempo con le trattative con il presidente turco Erdogan. “Il Governo turco non può più essere un partner strategico militare, e le esportazioni di armi verso la Turchia vanno fermate immediatamente”, ha dichiarato. Frattanto si discute la futura destinazione delle forze tedesche impegnate nella campagna contro lo Stato islamico.

Una possibile alternativa a Incirlik potrebbe essere la base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania (dove la presenza istituzionale italiana è rilevante) già menzionata alla fine dello scorso novembre.

Niels Annen, portavoce per la politica estera dell’Spd, spinge il Governo a prendere una decisione in merito entro la prossima sessione parlamentare del 19 giugno. A questo proposito il coordinatore transatlantico del Governo, Juergen Hardt, ritiene che il governo federale “sarà già in grado di prendere una decisione di ricollocazione questa settimana”.

Anche il presidente della commissione Affari esteri del Bundestag, il politico della Cdu Norbert Roettgen, è della stessa opinione.

Anche su questa giocata geopolitica, possiamo dire che non lo hanno fatto – ma se lo hanno fatto – i Russi sono stati davvero magistrali, onori al merito.

Maverick F.A.

providentianet@mail.com

 

 

 

 

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