Il caso del voto Inglese destinato ad entrare nei manuali d’intelligence

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Corto Circuito politico e Terrorismo: quando gli attentati condizionano il voto

Gli errori (involontari?) dell’MI5 che mettono in crisi May

Elezioni Gran Bretagna 2017: mappa geografica del voto

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Si è chiuso il secondo capitolo della guerra per la sopravvivenza dell’Unione Europea

Theresa May prosegue lo svolgimento dell’incarico assegnatogli dalla Regina, consapevole che con la corona non si scherza!

Londra – Se l’attentato di Manchester aveva iniziato a svelare che qualcosa nei servizi di sicurezza britannici non funziona, la conferma definitiva è arrivata con gli sviluppi delle indagini sul doppio attacco di LondraTheresa May, a due giorni dalle elezioni che lei stessa ha voluto, è stata costretta ad ammetterlo.

IL CORTO CIRCUITO POLITICO CHE HA CAUSATO L’EMORRAGIA DI VOTI

In grammatica, due negazioni formano un’affermazione. In matematica moltiplicando due segni negativi, si otterrà un segno positivo. Così come nelle elezioni inglesi, due eventi negativi hanno prodotto un evento positivo – verso l’establishment europeo.

Non sembrano casuali gli attacchi terroristici alla vigilia delle elezioni. Ma parte di una strategia con la quale qualcuno – per il tramite dei terroristi – prova ad interferire col processo politico democratico.

IL MECCANISMO DEL VOTO

analizzando gli esiti elettorali, possiamo dire con certezza che gli attentati quindi, avrebbero sortito effetti positivi per il partito di Theresa May qualora si fosse trovata all’opposizione, ma in considerazione del fatto che fosse proprio lei a sostenere le responsabilità dovute alla carica istituzionale ricoperta, gli attacchi, hanno causato un corto circuito politico, inducendo – nel contesto inglese – la fetta di elettori che si muoveva sul binario del voto di opinione, a cercare sicurezza e rifugio nelle opposizioni. (il bacino elettorale si compone di tre tipologie di voto: voto di appartenenza, voto di opinione e voto di scambio).

AD ELEZIONI CONCLUSE, AVENDO INDIVIDUATO QUALE PARTE POLITICA ABBIA FAVORITO LA STRATEGIA DELLA TENSIONE, POSSIAMO IPOTIZZARE ANCHE CHI ABBIA POTUTO AGEVOLARE,  SABOTARE O SEMPLICEMENTE FAVORIRE, L’INCEPPAMENTO DEL DISPOSITIVO DI SICUREZZA ALL’INTERNO DELL’MI5…

L’ISIS NON AVEVA INTERESSE AD ATTACCARE TERESA MAY ECCO PERCHE’:

“Omar Omsen, estremista cresciuto a Nizza e ritenuto un grande reclutatore per conto dei qaedisti siriani, durante la campagna elettorale francese ha fornito un parare molto interessante.

Sintetizzo il suo pensiero: la Le Pen è razzista ma un suo trionfo sarebbe stato una buona cosa perché avrebbe portato ad un disimpegno della Francia da alcune missioni all’estero.”

IDEM PER THERESA MAY

IL RUOLO DEI MEDIA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE INGLESE

Il tutto sotto le enormi pressioni delle lobby internazionali della finanza che trovano la massima espressione del loro successo di potere nella fallimentare e misera Unione Europea che utilizza le ONG come contractor a chiamata per le “Dirty Operations”.

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Chi finanzia i media (e le agenzie di stampa) possiede anche il potere di manipolare l’agenda del pensiero umano. La campagna di stampa sollevata dalle rivelazioni sulle falle nei controlli cui avrebbero dovuto essere stati sottoposti quelli che poi sono diventati i terroristi di London Bridge hanno letteralmente demolita la May che già titolare dell’Home Office è stata fatta diventare il capro espiatorio dei malfunzionamenti.

L’ELEMENTO PSICOLOGICO DEL VOTO INGLESE

impegnare le persone e le loro menti sovraccaricandole di informazioni negative e causando loro un forte stress, sia direttamente che attraverso i media, distrae la parte razionale, quella realmente cosciente delle scelte, allontanandola dalla realtà ed inducendola a trovare rifugio nella scelta più sicura.

QUESTO E’ QUANTO ACCADUTO

Avete presente il genitore che dimentica il figlio in auto? Vi siete chiesti perché oggi succede più frequentemente rispetto agli anni 60? E’ il classico esempio di soggetto sovraccaricato che ha subìto un distacco involontario della coscienza dalla realtà.

LA RIFLESSIONE:

i migliori servizi d’intelligence del mondo sono Inglesi. I pionieri dello spionaggio dai tempi delle colonie (in italia dai tempi dell’agente Garibaldi) sono proprio loro, fino al boicottaggio britannico con il Boston Tea Act.

Quindi fino a che punto sono credibili tali errori in un sistema collaudato da centinaia di anni?

Uno dei terroristi responsabili dell’attentato era stato ritratto in un documentario di Channel 4 mentre inneggiava all’Isis e faceva professione di fondamentalismo; un secondo, prima di deviare verso Londra era stato bloccato in Italia, mentre cercava di raggiungere la Siria.

Quanto basta per chiedersi cosa facessero nel frattempo gli uomini dell’intelligence britannica.

E anche Theresa May pare chiederselo, sapendo bene di essere sotto attacco. Siamo giunti all’ultimo atto della guerra per la sopravvivenza del sistema parassitario europeo.

Youssef Zaghba, il terzo del commando di London Bridge, era stato fermato all’aeroporto di Bologna nel marzo 2016 mentre cercava di prendere un volo per la Turchia e poi raggiungere la Siria. E che «l’intelligence italiana aveva segnalato la sua presenza e i suoi frequenti spostamenti sia alle autorità marocchine, sia a quelle britanniche».

RISULTATO RAGGIUNTO: ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI, GLI INGLESI AVEVANO GIA’ REVOCATO IL MANDATO DI FIDUCIA VERSO IL PREMIER BRITANNICO

TERRORE E VOTO: LA STRATEGIA DELLA TENSIONE

Gli attacchi a ridosso delle elezioni hanno un’altra conseguenza. Nefasta. Per molti non sono atti organizzati da fazioni estremiste. Bensì si tratta di un’accurata strategia della tensione pianificate dall’establishment. È un’interpretazione abbastanza flessibile: è sostenuta quando si teme che lo spargimento di sangue – oltre a provocare vittime innocenti – danneggi o favorisca una determinata fazione. Azioni tipicamente militari.

Lo schema applicato quindi è sempre quello. Bisognerebbe ora stabilire quale delle due parti in gioco abbia innescato gli eventi.

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DOMANDA: PERCHE’ EDWARD LUTTWAK ELOGIA L’ITALIA?

RISPOSTA: PERCHE’ LA STRATEGIA DELLA TENSIONE NASCE IN ITALIA!

La crisi economica dietro le ragioni della Strategia della tensione, che potrebbe quindi tornare d’attualità seppur con modalità differenti

La ‘strategia della tensione’ parte nel 1969 con la strage di piazza Fontana a Milano per proseguire con una serie impressionante di episodi e si conclude con la strage di Bologna dell’agosto 1980 e la ‘strage di Natale’ del 1984 (Rapido 904).

Alla base di questa strategia ci sono stati i servizi segreti – il Sid fino al 1977 e il Sismi e Sisde dopo la riforma – le forze politiche di governo, la P2 e alti ufficiali dell’esercito, mentre la manovalanza, quella che operativamente ha messo in atto tutte le stragi, è stata ‘assunta’ tra i militanti fascisti di Ordine nero e Ordine nuovo.

Lo scopo era quello di creare le condizioni psicologiche e politiche perché fosse giustificabile una politica repressiva – all’epoca qualcuno ventilò la possibilità di emettere leggi eccezionali – e, in via subordinata, di fare quadrato attorno alle istituzioni democratiche che sembravano essere messe in discussione da quei terribili avvenimenti.

Anche per reazione al terrorismo di Stato, nacque il terrorismo brigatista, che politicamente aveva le proprie radici nel tradizionale antifascismo di origine stalinista e che – soprattutto – nulla ha mai avuto a che fare con la lotta di classe.

Governo e servizi segreti, negli anni Settanta, una volta individuate le Br, le gestirono dall’interno, in modo da alimentare l’idea del ‘mostro’ politico da combattere, come fosse l’unica emergenza da prendere in considerazione. In questo quadro va inserito il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

In quegli anni, è importante ricordarlo, l’intelligence italiana era gestita praticamente dagli operatori Americani.

Inviati in veste di consulenti presso la Presidenza della Repubblica, tali operatori, si sono formati nelle scuole d’intelligence inglesi dai quali hanno appreso le magistrali tecniche di manipolazione che gli inglesi utilizzavano già dal 17° secolo fino al più noto intervento contro i Turchi proprio negli stati oggi in subbuglio, grazie popolarissimo agente oggi conosciuto con il nome di Lawrence D’Arabia.

Così come accade oggi, a partire dalla fine degli anni Settanta, la vera emergenza era rappresentata dalla crisi economica che iniziava a manifestarsi con pesanti ripercussioni sul mondo del lavoro.

È stato il periodo delle prime ristrutturazioni industriali – finalizzate all’aumento dei ritmi di produzione – dell’uso massiccio della cassa integrazione e, poi, dei primi grandi licenziamenti di massa. La risposta operaia, pur non intensa, si andava manifestando nei settori trainanti dell’economia italiana. La paura degli industriali (oggi banchieri) era che queste lotte (oggi populisti) potessero sfuggire di mano ai sindacati (oggi establishment) e assumere un livello politico tale da scompaginare il quadro di potere. Tale paure li indusse a finanziare – per il tramite di Confindustria – uno specifico progetto d’intelligence, fino alla strutturazione di una vera e propria Divisione, che anche se sottoposta a varie radicali trasformazioni, risulta oggi essere ancora operante.

La coincidenza cronologica tra l’inizio della crisi, le paventate lotte operaie e la strategia della tensione, non è stata certamente casuale. Quest’ultima prende le mosse appena le prime avvisaglie della crisi e delle lotte operaie si presentano sullo scenario politico.

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In più va sottolineato come l’Italia si trovasse all’epoca ancora al centro della guerra fredda (nella stessa posizione assimilabile di forte conflitto si trova oggi il Regno Unito) con tutto il suo carico di valenze strategiche internazionali, per cui la salvaguardia dell’apparato politico (nel nostro caso la destituzione) in carica al momento era una priorità che andava assolutamente perseguita, anche a colpi di stragi e di presunti colpi di Stato.

Fare quadrato attorno alle istituzioni ‘democratiche’, salvare la ‘democrazia’ e il governo che le rappresentava dalle spinte eversive era la struttura dorsale della strategia della tensione, per contenere le lotte operai che l’incipiente crisi poteva gettare sulle piazze e per garantire l’allineamento del governo italiano all’alleato americano in chiave anti-Pci e anti-Unione Sovietica, anche se il partito di Berlinguer e gli zar del Cremlino non avevano nulla a che vedere con il comunismo e la rivoluzione di classe.

Da anni ormai si celebra la strage di piazza Fontana con una cerimonia rituale che ha completamente rimosso e nascosto le vere ragioni che ne sono state alla base. La borghesia di ieri ha fatto il lavoro sporco, quella di oggi lo celebra ben sapendo che, in caso di necessità, farebbe altrettanto, se la situazione lo imponesse.

In questo modo, le vittime vengono rese di fatto complici di una pacificazione che scagiona i colpevoli e le loro ragioni nella memoria collettiva degli italiani.

Tenere in piedi in ogni caso il sistema economico capitalista

Questo è l’interesse della classe dirigente U.E.. Difendere il proprio dominio in ogni modo, con qualsiasi strumento. Il potere economico, servendosi dei rappresentanti politici, sta scaricando sui salariati i costi della crisi globale ma nonostante tutto oggi bastano i servili – o inutili – sindacati a tenere buoni i lavoratori.

La guerra fredda è lontana, ma la crisi è ben presente e, qualora si riempissero le piazze di disoccupati, cassaintegrati, immigrati, disperati che non hanno di che sfamare la famiglia, il potere saprebbe ancora una volta ripetersi, con personaggi e modalità esecutive diverse, ma di egual contenuto repressivo e magari racimolando ancora una volta manodopera, questa volta al posto del neofascismo, propio il terrorismo di matrice islamica.

di MAVERICK F.A.

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