Dal Portogallo il nuovo indirizzo strategico alla sinistra italiana

FILE PHOTO: A barbed wire is seen in front of a European Union flag at an immigration reception centre in Bicske

Il progetto del Comunismo Europeo prosegue senza sosta

In vista delle elezioni politiche italiane, è in corso una breve pausa per “ammorbidire” la percezione del contatto verso le istituzioni e con il fisco verso il popolo più tassato d’europa.

Finita la tregua per rastrellare consensi elettorali sono previsti raffiche di rincari. Quelli più significativi riguarderanno l’IVA, l’Imposta sulla prima casa e le utenze domestiche.

Il tutto sollecitato da Bruxelles che chiede più soldi dall’Italia per proseguire il progetto di deformazione sociale ed eradicazione dell’identità nazionale. 

L’establishment europeo, terrorizzato dalla possibile rimonta dei “partiti del popolo” ha avvertito la necessità di studiare nuovi sistemi di controllo ed orientamento sociale.

Il modello portoghese che rappresenta un successo per la finanza speculativa europea, viene proposto dall’ideatore come potenziale sistema da applicare al modello sociale italiano per il mantenimento del timone verso i partiti “a ristretta base azionaria” che assicurano stabilità e fedeltà verso le istituzioni europee con i soldi dei contribuenti italiani.

L’autore inoltre – e qui bisognerebbe saltare dalla sedia – ha sviluppato il concetto di EPISTEMOLOGIA DEL SUD, tracciando per l’Italia una strada di aggregazione verso i paesi del sud del mondo – ovvero il Blocco Africano.

Tale approccio troverebbe un’ulteriore conferma anche nell’attuazione del progetto della cd. europa a due velocità voluta dalla Merkel, finalizzata a creare dalle colonie delle sub-colonie finanziarie che avranno solo il compito di pagare tasse.

Secondo il sociologo portoghese Boaventura de Sousa Santos, la fase storica che stiamo attraversando “è segnata dalla coesistenza tra regimi politicamente democratici e socialmente fascisti“.

Sta venendo meno il contratto sociale, sostituito dal ritorno dello “stato di natura“. Per salvare l’uno e l’altra “la sinistra deve imparare dal Sud del mondo e seguire due strategie: polarizzare le contraddizioni tra oppressi e oppressori e depolarizzante quelle tra gli oppressi“.

L’AUTORE E’ CONSAPEVOLE CHE IL COLONIALISMO OGGI E’ DI TIPO FINANZIARIO. TALE FORMA DI SFRUTTAMENTO ATTANAGLIA IN PARTICOLARE L’ITALIA  PER IL TRAMITE DELLE ISTITUZIONI EUROPEE.

E’ un illusione ritenere che il colonialismo sia finito. Oggi non passa più per l’occupazione militare ma sfrutta strumenti di tensione sociale tra i vari aggregati della collettività oltre al classico saccheggio delle risorse naturali. Ci siamo illusi – anche a causa di Marx – che con l’evoluzione delle società moderne il contratto sociale avrebbe eliminato lo stato di natura originario, progressivamente abbandonato. 

Ci siamo scordati invece, che una volta creato il contratto sociale abbiamo creato anche lo stato di natura. Non era visibile perché vigeva nelle colonie, ma non è mai sparito. E oggi torna nelle nostre società, dove la tensione tra i due princìpi della regolamentazione e dell’emancipazione sociale viene sostituita con quella tra violenza e appropriazione che pensavamo riservata alle colonie.”

Il ventesimo secolo è cominciato con la rivoluzione e il riformismo, due modelli di trasformazione sociale, diversi ma entrambi legittimi, che hanno diviso la sinistra. Con la caduta del muro di Berlino sono collassati sia il comunismo sia la democrazia, e il neoliberismo ne ha approfittato per sostenere che non ci sono alternative.

Non è così. Non abbiamo bisogno di alternative, ma di un modo alternativo di pensare alle alternative

Per farlo possiamo seguire due criteri: da una parte ripensare profondamente le nostre categorie occidentali, archiviando per esempio il binomio riforma-rivoluzione e l’idea che la democrazia sia alternativa alla rivoluzione, perché oggi se vogliamo salvare la democrazia e il contratto sociale dalle forze antidemocratiche e oligarchiche dobbiamo essere rivoluzionari; e dall’altra compiere un atto di umiltà, andando al Sud Globale per imparare del Sud. In particolare l’Europa dovrebbe andare a scuola dal resto del mondo da studente.

Così facendo l’europa riuscirebbe a capire che non esistono soltanto due forme di democrazia, quella rappresentativa e, al meglio, quella partecipativa, ma una demodiversità: modi diversi di deliberare, decidere, discutere. E che l’economia capitalistica va ripensata. Non per eliminarla, ma perché le società sono plurali a livello economico: esistono economie contadine, socialiste, indigene, popolari, cooperative…. con la mia epistemologia del Sud, suggerisco due altre coordinate, per l’Europa e la sinistra: polarizzare le contraddizioni tra oppressi e oppressori, per evitare che gli oppressi votino e si identifichino con gli oppressori, come nel caso di Trump, e depolarizzante le differenze tra gli oppressi, tra donne, rifugiati, contadini, lavoratori, immigrati.

A causa della tradizione di dogmatismo e settarismo della sinistra è un’operazione difficile. Ma è possibile come dimostra l’attuale governo progressista del Portogallo.

di MAVERICK F.A.

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