Kaliningrad: la città dei ponti mira i missili su Berlino

Lo si potrebbe definire il Vallo di Adriano di Putin, un fortino militarizzato e tecnologico Russo nel cuore d’Europa.

Nei pessimi libri di storia e geografia italiani questa città è sconosciuta. Conoscerla aiuterebbe a comprendere come due popoli possano essere più vicini di quanto i media vogliano far credere.

Il Presidente Putin schiera nell’enclave di Kaliningrad i vettori Iskander. L’ex generale USA Rutherfort: violazione gratuita dei trattati del 1987

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Kaliningrad è un’exclave russa tra Polonia e Lituania, senza confini con la madrepatria, infilata come un cuneo rosso nel cuore dell’Unione Europea: sommergibili, centri commerciali scintillanti, vodka e pesce affumicato. Quel che rimane della città di un tempo, la prussiana Königsberg, è poco più della guglia gotica della cattedrale, assediata dall’alienante edilizia brezneviana, sotto cui riposano le spoglie di Immanuel Kant.

La notizia però è che Kaliningrad adesso ha di nuovo sette ponti, proprio come la Königsberg di un tempo. Erano andati distrutti insieme a tutta la città sotto i bombardamenti della RAF e il resto lo hanno fatto le ruspe bolsceviche.

Splende un abbagliante sole agostano sul fiume Pregolja. Il suo corso si bipartisce disegnando due isole, la lunga Oktjabrskij e la più piccola Kneiphof, su cui i Cavalieri Teutonici fondarono la città nel 1255. Per collegare isole e sponde furono costruiti sette ponti, che diedero a Königsberg l’aspetto di una piccola Venezia, e un grattacapo ai suoi abitanti da non dormirci la notte.

Infatti si erano messi in testa di fare una bella passeggiata per la loro città ma seguendo una regola:  attraversare ciascuno dei suoi ponti, ma mai più di una volta. Ci provavano, sperimentando ogni volta percorsi nuovi, ma sbattevano  sempre la testa contro l’apparente insolvibilità del problema: almeno un ponte andava calpestato due volte. Poi non fu più tempo di passeggiate spensierate.

Eulero, il famoso matematico di origini svizzere, studiò a fondo quello che ormai era diventato il “Problema dei sette ponti di Königsberg”, ed ebbe un’intuizione: astrarre il dilemma dagli elementi fisici della città. Partendo dalla mappa di Königsberg aveva tracciato sul foglio schemi via via più semplici fino ad arrivare alla sintesi visiva del problema: il grafo. Nel grafo le isole e le sponde diventano dei cerchi, i nodi, e i ponti delle semplici linee, i collegamenti.

Non lo sapeva, ma stava dando vita a una disciplina tra le più importanti della matematica moderna, alla base della teoria delle reti di computer, di internet e del web: la topologia.

Anche così giunse però alla conclusione che la famosa passeggiata non era possibile, perché i collegamenti di ogni nodo di  Königsberg erano dispari.

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E oggi a Kaliningrad?

Oggi la città rappresenta l’elemento di connessione in tutti i sensi dell’Europa alla Russia, trovandosi la città proprio nel mezzo dell’Europa.

Il presidente Putin ha intuito subito la posizione strategica del posto ed ha provveduto in breve tempo a militarizzarlo, installando postazioni radar avanzate, sistemi missilistici e centri di attacco/difesa cyber.

Gli abitanti sono ormai abituati all’enorme traffico di mezzi militari pesanti ed alle manovre strategiche, tanto che addirittura si possono trovare in rete dei video di hovercraft che fanno manovra tra i bagnanti sulla spiaggia di Kaliningrad.

Se osservate per qualche minuto la mappa live degli attacchi Hacker nel mondo, vi renderete conto da soli dell’importantissimo ruolo che svolge la città di Kaliningrad per la Russia.

Proprio nel contesto sopra illustrato, la Russia ha schierato in questi giorni S400, Iskander e Topom M che possono trasportare anche testate nucleari. Gli Iskander possono raggiungere Berlino e sfiorare Copenaghen e Stoccolma. Date le caratteristiche non balistiche, le capacità d’intercettazione e difesa sono praticamente inesistenti.

Sullo spiegamento Washington e la Nato non ha dubbi. Le capitali europee non ne parlano ma lo sanno bene. Mosca del resto non lo nega, al contrario ne fa parte integrante della propria strategia militare in Europa.

Il generale John Rutherford Allen non ha peli sulla lingua e definisce l’atto come una violazione dei trattati alla quale l’Europa è chiamata a rispondere.

Ma l’Europa forse ha altri problemi al momento, dalla guerra informatica ai flussi migratori. Il rapporto finale uscirà a fine anno, ma l’analisi di questo strappo russo è chiara: la Russia ha identificato il tallone d’Achille della Nato e nell’incapacità di saldare l’indivisibilità della sicurezza alla deterrenza nucleare.

Si può sostenere che i missili di Kaliningrad siano un deterrente che garantisce a Mosca il corridoio di sicurezza verso il Baltico. L’architrave di sicurezza per l’Europa venne sottoscritta da Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan in tempo di guerra fredda.

Kaliningrad rappresentava per il settore difesa italiano un’importante opportunità di sviluppo, molte infatti erano le azienda leader che si erano insediate fino al 2011 basandosi sul rapporto di fiducia dei due governi e dell’amicizia dell’allora premier Berlusconi con Putin.

Quel progetto oggi è naufragato e le società vennero tutte dismesse subito dopo l’esplosione del governo Berlusconi, venendo a mancare la copertura politica e la fiducia tra i due paesi.

Oggi conosciamo i nomi dei sabotatori, la famiglia Clinton e Obama insieme agli ex premier Cameron e Sarkozy, gelosi di un’amicizia che forse un giorno potrebbe ritornare.

 

MAVERICK F.A.

 

 

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