Donald Trump e la Brinkmanship: esempio di strategia vincente

A guardarli adesso, ci si chiede come abbiano fatto ad arrivare alla Casa Bianca

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Era dagli anni ’80 che gli USA non avevano più convinto in politica estera, da quando la Casa Bianca era diventata un affare di famiglia, con annessi interessi personali: Bush padre, Bush figlio, Bill con Hillary, Obama con Hillary, e poi ci hanno provato nuovamente i Clinton… insomma che gli americani avessero avuto un problema di nepotismo a Washington è stato ampiamente dimostrato.

E’ innegabile che il nuovo presidente, diversamente dai precedenti, e, soprattutto a differenza di Obama abbia delle competenze nettamente superiori in politica estera. E’ un abile stratega ed è padrone delle tecniche di strategia d’influenza. Ma il suo strumento preferito è proprio la Brinkmanship.

La Brinkmanship è un’arma di derivazione dalla guerra fredda che consiste nell’esercizio di una pressione psicologica, praticata al fine di cercare di ottenere un risultato vantaggioso spingendo eventi pericolosi all’orlo del conflitto attivo.

Si verifica nella politica internazionale, nella politica estera, nei rapporti di lavoro e nella strategia militare (nelle impostazioni contemporanee) che coinvolgono la minaccia di armi nucleari e le controversie ad alta quota.

Oggi nello scenario di Guerra Economica e grazie alle nuove forme di Guerra Ibrida, la Brinkmanship viene combinata ai Cyber-Attacchi ed ai furti di dati informatici messi in atto dalle varie intelligence a livello governativo. Così facendo, entrando realmente in possesso o più semplicemente facendo credere di possedere all’avversario dei dati che possano comportargli enormi danni economici, commerciali o di instabilità politica o sociale interna, si riesce ad indurre la controparte ad una determinata azione.

La Brinkmanship, si prefigge di portare una situazione al limite della pressione, prima del momento dell’azione con la finalità di indurre l’avversario ad arrendersi e/o fare concessioni.

Questo risultato può essere raggiunto attraverso manovre diplomatiche creando l’impressione che si è disposti ad utilizzare metodi estremi piuttosto che concedere. Durante la guerra fredda, la minaccia della forza nucleare è stata spesso utilizzata come tale misura crescente.

Nel caso pratico, la Brinkmanship consiste nel far credere all’avversario di prepararsi al conflitto con grande dispiego di mezzi ed aggressività, come se si volesse muovere una guerra senza negoziare, ma si attende segretamente di vincere senza combattere piegando psicologicamente l’avversario e farlo giungere a miti consigli.

Scriveva Carl von Clausewitz: “l’aggressore è amante della Pace, egli vorrebbe conquistare le nostre case senza sparare un sol colpo” (CAP V della superiorità della Difesa strategica).

Donal Trump, bisogna darne atto, nel grande gioco della diplomazia delle ombre, semplicemente selezionando ed aumentando il numero dei Player, è riuscito a mettere nella stessa partita e nello stesso scacchiere diversi giocatori. Spesso chiamati in causa involontariamente.

La capacità del Presidente, dunque, è quella di riuscire a creare ad arte delle connessioni e delle interdipendenze sfruttando le weakness dei giocatori, inducendoli a tenere determinati comportamenti oppure a commettere delle specifiche azioni.

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Il neo presidente USA sta mettendo in campo un enorme lavoro a vantaggio dell’economia americana, tentando di riportare i diversi attori ad un clima distensivo, ovviamente non per chi ha cercato di fregare gli USA, come la Cina, la Germania, l’Iran,  o per chi era stato messo su un binario preferenziale delle multinazionali da Obama poco prima che lasciasse la casa bianca, come nel caso di Cuba.

Obama è stato inviato a Cuba dalle multinazionali perché avevano individuato un potenziale bacino d’utenza di prodotti a largo consumo e lo sfruttamento della manodopera a basso costo, è stato contrario alla distensione con la Russia perché le multinazionali degli armamenti avrebbero ridotto le enormi quantità di produzioni a causa del “pericolo imminente”. Insomma, un fantoccio.

Abbiamo assunto consapevoleza del fatto che questo presidente hawaiano è stato un sorridente guerrafondaio, ha causato milioni di morti ed invaso la Libia, scatenato una nuova guerra in medio oriente, innescando i flussi migratori che stritolano l’Italia, riportato i rapporti con la Russia indietro di 30 anni, ed è andato a fomentare diverse rivoluzioni colorate in quegli stati che invece avevano bisogno di stabilità.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Per chi continua a pensare che i problemi del mondo saranno risolti dalle bandiere arcobaleno e dai gessetti colorati, purtroppo non è così.

La storia ci testimonia che nel mantenimento della pace e dell’ordine mondiale è necessaria la supremazia di una forza che eserciti il ruolo di deflettore sulle altre, e stabilisca le regole del gioco.

Ancora oggi, l’unico deterrente alle reciproche invasioni degli stati è la potenza nucleare. Uno stato che non possegga un arsenale di questo tipo, sullo scacchiere internazionale non ha peso e non ha potere contrattuale.

Ecco perché i democratici del mondo e la sinistra italiana non potranno mai trionfare sul benessere della società: il concetto di stato sociale non è realizzabile mediante tali ideologie confusionarie, la protezione dei confini geografici e sociologici, l’ordine ed il rispetto dei ruoli e delle regole è insito nel buon andamento, in natura e nella società umana.

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Purtroppo il mondo non è ancora pronto alla tanto auspicata pace tra i continenti, la distensione USA – Russia avrebbe potuto essere un ottimo punto di partenza.

Non è ciò che gli americani vogliono sentirsi dire in questo momento. Nutrono inconsapevolmente astio, dopo anni di bombardamenti televisivi, cinematografici e di rappresentazioni negative di un popolo – quello russo – che sta soffrendo più di quello americano per la crisi economica, generata da un loro nemico comune: l’establishment finanziario.

Il Presidente Trump a questo punto ha scelto di giocare la partita su più livelli, tagliando fuori dalla strategia i mezzi d’informazione ed i media ideologicamente schierati.

di MAVERICK F.A.

Le opinioni del redattore possono non coincidere con quelle degli amministratori.

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