Intelligence Usa: la Sicilia è la sua culla

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La Sicilia è il centro focale dell’Intelligence Usa non solo per il Muos, ma anche (e soprattutto) per quel mega hub di connessioni, cuore di Internet per vastissima parte del pianeta, chiamato Sicily Hub.

Che l’Isola sia da sempre considerata una base essenziale per gli interessi degli Stati Uniti e per il suo braccio operativo euro-atlantico, la Nato, è storia antica: le antenne del Muos completano uno scenario che comprende fra l’altro Sigonella, divenuta la più importante base dello Zio Sam nel Mediterraneo allargato, il porto di Augusta, l’aeroporto di Birgi, le assai poco conosciute stazioni radar a Lampedusa e nelle Eolie e molto altro ancora.

La sterminata serie di installazioni disseminate ovunque fanno della Sicilia un territorio complesso.

Una situazione vecchia ormai di oltre settant’anni; per descriverla, la vicenda del Muos è esemplare: a Niscemi un radar c’è stato da sempre, ma come noto il Pentagono ha pensato di basarvi una stazione della rete satellitare in uht per mantenere in costante collegamento i centri di comando e controllo della Nato (comandi, centri logistici, gruppi operativi in combattimento, cruise, droni e i suoi circa 18mila terminali militari al momento in funzione, oltre alle ovvie ricadute per la Intelligence Usa).

MUOS-3 by ULA, on the pad.

Ma a parte le infrastrutture visibili, la Sicilia è il fulcro di un enorme Internet exchange point, il Sicily Hub, che ha i propri centri operativi a Palermo e Catania; un hub di straordinario quanto poco conosciuto peso realizzato essenzialmente da Sparkle, società controllata al 100% da Telecom Italia, che si aggiunge alla ristretta cerchia di exchange point esistenti a Francoforte, Londra, Amsterdam e Marsiglia.

La scelta della Sicilia non è casuale, perché è da qui che passano i cavi del traffico generato in Africa, Medio Oriente ed Asia. Un traffico che già in passato vi transitava ma che adesso viene gestito dalla Sparkle tramite le infrastrutture create appositamente, a cui s’aggiunge il sistema di connessione operato da Fastweb, che sta realizzando un altro mega-hub.

Attraverso questo apparato logistico passa una mole immensa di informazioni, dai social media ai motori di ricerca, dalle informazioni finanziarie a quelle commerciali ed economiche: una miniera preziosa quanto inesauribile per le Intelligence Usa.

La base militare di Sigonella

Dai nodi di Palermo, Catania, Trapani e Mazara si diramano 16 cavi transcontinentali che raggiungono gli Stati Uniti, l’Africa, il Mediterraneo Orientale e l’Asia fino all’Estremo Oriente, tutte aree sensibili di enorme valore. E di enorme valore è la rete che attraversa la Sicilia, un’infrastruttura d’incalcolabile interesse strategico che è alla base dell’offensiva della francese Vivendi per assicurarsi il controllo di Telecom, che come detto controlla la Sparkle.

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Il motivo è che il Sicily Hub nasce come diretto competitor dell’hub di Marsiglia, per contendergli una torta economica stimata in 142 Mld di dollari, ma d’inestimabile valore per il controllo su quei flussi, non mediato da Parigi, esercitato dalla Intelligence Usa.

Attualmente il 90% di quella torta è in mani francesi ma, secondo stime prudenziali, entro due anni sarà la metà di essa a passare dalle reti siciliane, con la prospettiva di notevoli incrementi nel futuro.

Insomma, per l’Intelligence Usa è una guerra per il power control dell’informazione vinta in partenza sul territorio siciliano, un vantaggio enorme che spazia dall’area miliare (vedi Muos) al business ed al commercio.

Fonte: Controinformazione.info

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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