La guerra top secret nei cieli dell’Italia

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La guerra simulata che si combatte nei cieli d’Europa è atterrata in Italia. Dal nove al 20 giugno nel Meridione sarebbero state effettuate «localizzate interferenze a basso potenziale» per confondere le comunicazioni radar e quelle tra gli aerei. I black out sarebbero collegati a quelli registrati da Austria, Germania, Slovacchia e Repubblica Ceca che hanno già fatto scattare indagini e accertamenti da parte di Eurocrontol e Agenzia per la sicurezza europea.

Tra il 5 e il 10 giugno i controllori di volo austriaci hanno visto sparire dai monitor prima dieci aerei, poi altri tre. Negli stessi giorni il problema ha interessato una cinquantina di jet di linea in Europa. Gli uomini-radar hanno visto svanire dagli schermi i dati relativi a posizione, direzione, quota e velocità degli aerei. Con il rischio che i velivoli potessero scontrarsi tra loro perché, da terra, nessuno poteva sovrintendere alle «separazioni», il mantenimento delle distanze di sicurezza. Problema riscontrato dalle controparti ceche e slovacche, che hanno accusato la Nato dell’interruzione delle frequenze di radiocomunicazione. Il 15 giugno l’Alleanza Atlantica ha risposto, attraverso le colonne dell’agenzia britannica Reuters, in parte ammettendo di aver «effettuato alcuni trainig che comportano interferenze localizzatate a bassa potenza nei cieli sopra l’Ungheria nel periodo giugno 2-6 giugno», ma smentendo di aver creato disturbi al traffico aereo civile.

La nota però prosegue con una frase «inquietante» per il nostro Paese. Perché riporta che all’epoca la Nato stava conducendo «a similar training in southern Italy from June 9-20», e cioé un esercitazione analoga nell’Italia meridionale che sarebbe durata fino al 20 giugno, appunto.

Lì per lì la dichiarazione quietò gli inviperiti paesi dell’Europa centrale che risposero, duri: «Gli aerei di linea non hanno corso pericoli solo perchè abbiamo mantenuto i contatti radio nonostante i buchi radar che non permettevano agli apparati ad alta tecnologia di rilevarne i dati».

Ora, alla luce dell’abbattimeno del volo MH 17 della Malaysia Airlines e dei giochi di guerra in cui potrebbe essere incappato, la vicenda acquista nuova luce. Perchè dal 9 al 20 giugno ha avuto luogo, proprio nell’ambito dell’escalation della guerra civile in Ucraina, l’Operazione Saber Strike. Battaglia dell’aria che ha coinvolto 4.700 militari di Norvegia, Danimarca Finlandia, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Canada e Gran Bretagna. «Campo di battaglia» virtuale il Baltico. A coordinare il tutto gli Stati Uniti. Obiettivo, chiarisce la Nato, «migliorare la capacità di lavorare in comune e l’interoperatibilità con gli alleati e partner della regione».

Insomma, esercitazioni che s’hanno da fare se si vogliono avere forze armate pronte a rispondere ad eventuali attacchi nemici. Tanto più se, al di là del Baltico, nella penisola di Kaliningrad, la Russia stava facendo decollare bombardieri SU-27, aerei da ricognizione SU-24 MR e Tupolev 22M con a bordo armi nucleari.

In quei giorni, mentre Usa e Russia mostravano i muscoli, il destino ha voluto che si aprissero «buchi radar» nei cieli dell’Europa centrale. «Interferenze nel sistema di radiocomunicazione ci risultano il 5,6 e 10 giugno», conferma l’Enav, l’ente nazionale italiano per l’assistenza al volo, che comunque minimizza sui buchi radar nel Mezzogiorno: «Abbiamo sistemi talmente ridondanti, doppi o tripli in molti casi, che se un impianto si spegne immediatamente un altro lo sostituisceo». «Ci risulta comunque che Eurocontrol sta effettuando accertamenti su quanto accaduto – aggiunge l’Enav – Il trasporto aereo civile non ha comunque corso rischi». L’Enav sostiene di non aver saputo nulla delle esercitazioni Nato, annunciate invece dall’Alleanza stessa che ha pure precisato: «Quando conduciamo tali esercizi, coordiniamo le nostre attività con le autorità civili competenti e utilizziamo solo le frequenze comunicate dalla nazione ospitante». Il mistero resta.

In volo sull’Europa pure i canadesi CF 18 Hornet, caccia in grado di annullare le interferenze radar, inviati ad aprile in Romania (e poi dislocati sul Baltico) dopo che il segretario Nato Anders Fogh Rasmussen ha sottolineato che «la crisi ucraina ha ampliato la necessità di cooperazione tra gli Alleati, l’Unione Europea e i paesi confinanti».

fonte: Il Tempo

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