Israele è una startup nation: ecco come funziona il suo ecosistema dell’innovazione

Computer CPU with flag of Israel background

A colloquio con Ahron Ahron, direttore dell’Autorità per l’Innovazione dello Stato d’Israele, per scoprire cosa si nasconde dietro il miracolo de “l’altra Silicon Valley”

Da un lato c’è la cara, vecchia la Silicon Valley statunitense — ovvero l’esempio principe di cosa sia e di quale valore possa generare un vero, efficiente ecosistema dell’innovazione. Dall’altro c’è Israele, quella “startup nation” ormai riconosciuta da tutti come la dimostrazione che un simile “miracolo” possa essere replicato anche altrove, a patto che si disponga di sufficiente determinazione, spirito imprenditoriale e supporto istituzionale, ma anche e soprattutto di una visione a lungo termine basata su una sana collaborazione tra pubblico e privato.

Per creare un ecosistema dell’innovazione non bastano un giorno e investimenti una tantum

Lo conferma Ahron Ahron, direttore dell’Autorità per l’Innovazione dello Stato d’Israele:  “Servono invece anni di duro lavoro quotidiano organizzati secondo strategie di ampio respiro”. Fresco di nomina, una lunga carriera nella technology industry alle spalle, Ahron raccoglie la pesante eredità dell’Office of the Chief Scientist.

Nota anche come OCS, questa è stata l’organizzazione afferente al ministero dell’Economia israeliano che per oltre 45 anni ha sostenuto e di fatto reso possibile la trasformazione del Paese in un ecosistema dell’innovazione che oggi in molti studiano e vorrebbero esportare in giro per il mondo, Italia compresa.

A Roma per partecipare a un nuovo incontro della Commissione Mista di Cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra Italia ed Israele (attiva ormai da 15 anni), Ahron incontra i giornalisti per raccontare lo stato dell’arte della startup nation, così come per descrivere le sfide che attendono lui e i suoi collaboratori: “L’Authority che presiedo è un’organizzazione indipendente sostenuta dal Governo che opera come fosse un’azienda privata guidata da un Ceo e da un Board, gestisce i fondi dal Ministero dell’Economia, e investe in ricerca e sviluppo con l’obiettivo di avere un impatto sulla nostra economia”.

Impatto che, sia chiaro, già c’è ed è puntualmente quantificabile: l’hi-tech in Israele è un settore che, pur impiegando appena l’8% della forza lavoro industriale totale, da solo genera il 13% del prodotto interno lordo nazionale, oltre a essere responsabile per ben il 50% delle esportazioni. Un ecosistema dell’innovazione che cresce sano e forte, che si rivela capace di attrarre investimenti esteri importanti (5 miliardi di dollari nel solo 2016), e che ha saputo attrarre oltre 300 multinazionali hi-tech venute da ogni parte del mondo per aprire centri di ricerca e sviluppo in Israele. Facebook, Amazon, Google, Apple, Huawei sono solo alcuni dei nomi più noti tra le aziende presenti sul territorio e che, insieme, generano circa il 50% della ricerca e sviluppo in ambito civile.

In Israele attualmente sono attive circa 5mila startup

Per completare il quadro bisogna aggiungere che ogni anno ne nascono 1400 e nello stesso lasso di tempo sono circa 800 a chiudere i battenti. Più della metà. “Al momento sono circa 2mila le realtà imprenditoriali in cui abbiamo investito”, rivela Ahron Ahron. L’ammontare degli investimenti varia da caso a caso, e dipende sia dalla “maturità” dell’azienda, sia dalla validità del programma di ricerca e sviluppo: “Se l’azienda è molto grande, il finanziamento può raggiungere anche cifre imponenti, tra i 20 e i 40 milioni di dollari”.

Perché il governo sostiene con tanta determinazione l’R&D? “Perché è un’attività fondamentale per la crescita dell’innovazione che però si rivela contemporaneamente ad alta probabilità di fallimento”, spiega il direttore dell’Autorità.

Qui il ruolo del Governo è ridurre il rischio per i finanziatori facilitandone le operazioni e proteggendone gli investimenti

C’è poi un’altra ragione, meno scontata: la presenza dello Stato a garanzia degli investimenti, fa sì che il fallimento di ogni singola startup abbia una ricaduta positiva sull’intero sistema: “Quando una giovane azienda innovativa chiude, la sua forza lavoro continua la propria attività in altre startup, portando con sé le competenze acquisite e generando nuovo valore per tutti”, continua Ahron. Il direttore dell’Authority per l’Innovazione cita qui l’esempio della startup Better Place, un’azienda israeliana che sviluppava tecnologia per le batterie delle auto elettriche, e che è finita in bancarotta nonostante avesse raccolto finanziamenti per un miliardo di dollari. “I suoi dipendenti sono andati a lavorare in General Motors nella divisione dedicata ai veicoli autonomi”, racconta Ahron Ahron: “È anche grazie a loro know how che oggi quella divisione di GM è una delle più avanzate al mondo”. Per non parlare del fatto che, con la sua attività, ha attratto nel paese l’R&D di altri grandi marchi come Ford e BMW.

Come è facilmente immaginabile, nulla di tutto questo è lasciato al caso

L’Autorità per l’Innovazione dello Stato d’Israele — che gestisce fondi governativi per 500 milioni di dollari all’anno — agisce secondo una precisa innovation policy articolata in cinque punti: prima di tutto, il suo obiettivo principale è rafforzare e far crescere l’economia israeliana. Secondo, l’Authority interviene solo quando c’è un fallimento del mercato: “Se le cose funzionano bene da solenoi non interveniamo”, conferma Ahron. Il terzo punto prevede un approccio neutro e “bottom-up” al settore, nel senso che l’Authority non decide a priori in quale settore o azienda investire, ma lascia che sia il mercato a scegliere in che campo operare ed è pronta a investire in ogni settore, senza alcun pregiudizio. Il quarto punto prevede la condivisione del rischio con gli imprenditori: “Se l’azienda ha successo allora deve restituire gli investimenti che gli abbiamo concesso. Se però fallisce, non ci deve nulla”. Il quinto e ultimo punto, infine, prevede azioni mirate a scoraggiare chi vuole portare all’estero proprietà intellettuale sviluppata in Israele con soldi governativi: “Se vogliono possono farlo, ma devono pagare una penale”.

Qualsiasi startup (purché basata in Israele) può richiedere di entrare nel programma dell’Authority. Dopo l’application, deve però sottoporsi a un’attenta valutazione delle proprie effettive potenzialità in termini di R&D, valutazione che viene eseguita dall’Autorità grazie alla collaborazione con ben 180 contractor esterni. Seguono altre analisi e approfondimenti, finché il Research Committee non approva (o rifiuta) la candidatura.

Poi però non è solo l’organizzazione guidata da Ahron a farsi carico dei finanziamenti: ci deve essere infatti una ‘corrispondenza’ con il mercato: “Agli investimenti dell’Authority devono corrispondere quelli dei privati. Noi in alcuni casi forniamo fino all’85% del capitale necessario, ma il resto deve venire dai privati, che sono chiamati a confermare la validità del progetto”. Il tutto nell’ottica di abilitare il mercato senza mai guidarlo, senza mai avere la pretesa di scegliere cosa sia giusto e cosa sbagliato per l’economia di Israele.

In quest’ottica, è interessante anche il modo in cui l’Autorità collabora con gli incubatori sparsi sul territorio: “Sono ovviamente liberi di investire nel settore tecnologico che più ritengono promettente”, chiarisce Ahron: “Noi invece ci limitiamo a finanziare ogni startup che decidono di accogliere nel loro programma”. Insomma, si fidano del loro giudizio.

Infine, c’è da sottolineare che l’Autorità per l’Innovazione dello Stato d’Israele ha anche e giustamente una missione sociale: favorire la partecipazione di fette sempre più ampie della popolazione (minoranze incluse) al successo dell’industria hi-tech, che come già accennato al momento impiega solo l’8% della forza lavoro pur generando il 50% delle esportazioni.

Perché un’industria che funziona non solo deve generare ricchezza per tutti, ma può e deve anche essere il motore di una società più giusta, coesa, inclusiva.

da Wired

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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