Bce ed elezioni: i rischi per Italia e Btp

Una volta concluso il programma di acquisto di obbligazioni da parte della Bce, cosa succederà agli Stati della periferia della zona euro?

A preoccupare è soprattutto la situazione dell’Italia, dove la Bce ha acquistato obbligazioni di grandi aziende per 10 miliardi di euro, circa l’11% del totale dei 96 miliardi comprati con il programma Corporate Sector Purchase Programme (Cspp), partito a giugno 2016. Si tratta di una quindicina di imprese, fra cui Eni, Telecom, Terna, Exon e Rai.

Queste cifre sono solo una parte di quelle dei titoli pubblici (1600 miliardi di euro) ma è chiaro che l’intervento della Bce ha condizionato il panorama, rendendo stabile il mercato dei bond corporate. Gli acquisti hanno riguardato circa 200 aziende ma ci sono stati anche effetti positivi per le Pmi. Ci si chiede quindi quali saranno le modalità di uscita dal piano di acquisti e se saranno graduali.

Una volta finito l’impatto del Quantitative Easing e cominciate le politiche di normalizzazione della politica monetaria della Bce, i costi del debito pubblico italiano potrebbero salire, riportando l’eurozona in crisi. Per il momento non ci sarebbe nessun segnale di allarme. I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono aumentati nelle ultime due settimane. Tuttavia gli investitori restano cauti per il rischio che il costo del debito italiano aumenti.

Il debito dell’Italia è superiore al 132% del Pil, e con le stime di crescita previste a livello non maggiore dell’1,4% quest’anno e l’inflazione ancora sotto l’1%, qualsiasi aumento dei costi del debito rischia di generare dubbi sulla sua sostenibilità. A favore dell’italia, i funzionari della Bce citano il mercato interno dei bond, vitale e fornito di sufficiente liquidità. Allo stesso tempo il governo ha un avanzo di bilancio primario e avrà quindi bisogno di emettere nuovo debito solo per coprire quello esistente e i propri interessi passivi.

Il rischio di breve termine è che il rallentamento degli acquisti della Bce possa cristallizzare i timori esistenti sui rischi politici dell’Italia legati allo svolgimento delle elezioni entro la primavera del prossimo anno.

 

Nel prossimo trimestre, l’enfasi degli operatori sarà sulla salvaguardia delle performance, in un ambiguo contesto di volatilità (troppo) contenuta.

A settembre il focus sarà sulla Fed, che sembra marciare verso una riduzione del suo bilancio, e a ottobre sul Congresso del Partito Comunista cinese, che definirà gli equilibri di potere nel colosso asiatico, condizionando inevitabilmente il processo di riforme in atto. Sullo sfondo, rimane l’escalation dei rischi geopolitici (Golfo, Corea del Nord, Siria) e le conseguenti implicazioni sul fronte petrolifero

Fonte: Wallstret Italia

 

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