Per l’U.E. l’Italia è il pollo da spennare!

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Il famoso giocatore di poker Amarillo Slim spiegava che in ogni vera partita c’è un pollo da spennare e avvertiva: “Se nella prima mezzora non capisci chi è il pollo, allora il pollo sei tu”.

All’Italia dissero che questo tipo di Unione europea (a conduzione tedesca) e la moneta unica erano un club esclusivo che le avrebbe portato enormi benefici. E l’Italia ha abboccato, rinunciando a una grossa quota della propria sovranità economica e politica.

Nella prima “mezz’ora” – cioè nei primi anni – i nostri governanti hanno allegramente hanno promesso agli italiani che avremmo potuto lavorare di meno e guadagnare di più per il solo fatto di essere “europei” e di avere l’euro.

Oggi – passata quella “mezz’ora” – tutti possono vedere quanti bei benefici abbiamo avuto.

E’ una catastrofe (basti solo ricordare la povertà assoluta triplicata fra i giovani, il pil che è il fanalino di coda e il debito pubblico che ha sfondato ogni record).

Ora è chiaro che il pollo da spennare eravamo (e siamo tuttora) noi. Ma la cosa incredibile è che i nostri governanti continuano a non capirlo (o a non volerlo ammettere) e a farci spennare da lorsignori.

COSA STA ACCADENDO

Lo dimostra – tanto per citare solo l’ultimo esempiolo stravolgimento imposto da Bruxelles delle nuove regole per le Ong internazionali che portano migliaia di migranti sulle nostre coste.

L’Unione europea – che provvide subito a chiudere la rotta balcanica, anche con i nostri soldi (perché quei migranti andavamo in Germania) – prima ha risposto picche alla richiesta italiana di sobbarcarsi insieme l’enorme problema dell’emigrazione mediterranea (anche per colpa dei governi italiani).

E dopo averci lasciati soli, ora da Bruxelles impediscono pure che l’Italia imponga regole più ferree alle Ong internazionali che scaricano ogni giorno sulle nostre coste migliaia di migranti.

E’ notizia di queste ore. Non solo a Bruxelles hanno sgonfiato quelle norme (perfino l’obbligo per le Ong di far salire a bordo i nostri ufficiali di polizia è stato ridotto a nulla), ma hanno addirittura declassato il “divieto assoluto” di entrare nelle acque libiche a generico e insignificante “impegno”, arrivando pure a cancellare la frase in cui si diceva che l’idea di questo codice “è condivisa a livello Ue”.

Nel frattempo i nostri “amici” europei provvedono pure, loro stessi, direttamente, a scaricarci migliaia di migranti.

In queste ore – per esempio – a Corigliano Calabro la nave della Marina militare tedesca “Fgs Rhein” ci ha portato 927 migranti (la Marina militare tedesca!) e a Crotone la nave norvegese “Olympic commander” – che fa parte di Frontex – ce ne ha graziosamente regalati altri 1.200.

Del resto nei giorni scorsi a Bari una nave della Marina militare inglese (anche qui: la Marina militare inglese!), chiamata “HMS Echo”, aveva scaricato altri 644 migranti.

Di tutti questi nuovi arrivati – stando alle direttive del Viminale – nessuno sarà ricollocato nei Paesi europei. Sono tutti destinati alle nostre città. Adesso è chiaro chi è il pollo? E si capisce chi lo sta spennando?

Ormai non abbiamo più uno straccio di sovranità. Siamo alla mercé dei “paesi fratelli” com’era la Bulgaria nel Patto di Varsavia.

Ed è tutto alla luce del sole. Tutto palese. A noi – grazie alle nostre classi dirigenti – hanno perfino spiegato apertis verbis che abbiamo bisogno del “vincolo esterno”, cioè di far dirigere dall’estero la nostra economia. Più polli da spennare di così

E le nostre classi dirigenti si sono fatte in quattro per convincerci che dovevamo cedere quote sempre maggiori della nostra sovranità e che eravamo dei buzzurri sovranisti se volevamo difendere i nostri interessi nazionali.

VASO DI COCCIO

Così oggi vediamo, anche dalle cronache, che tutti i Paesi perseguono ferocemente il proprio interesse nazionale – magari ammantatolo di retorica europeista per meglio imporre la propria volontà agli altri – e quella che resta fregata dalla retorica sovrannazionale (che serve a espropriarci sempre di più della nostra sovranità) è, come al solito, l’Italia.

Alcuni titoli dei giornali di questi giorni mostrano come va il mondo. Per esempio l’apertura di venerdì del “Corriere della sera” recitava: “Trump-Macron, nuovo asse”.

Capito l’antifona? Per vincere le elezioni Macron ha fatto il paladino dell’Unione europea, con tanto di esibizione della bandiera europea, contro il cosiddetto “populismo” (il cui campione – nella narrazione dei media politically correct – è sempre Trump).

Ma appena preso possesso dell’Eliseo cerca di svicolare dal dominio tedesco e gioca a tutto campo, prendendo come bussola una sola cosa: l’interesse nazionale francese.

Perfino la Grecia – dopo essere stata messa in ginocchio dalla Grande Germania chiamata “Unione europea” – si è messa a giocare in proprio e cerca un rapporto forte con la Cina (se proprio bisogna diventare colonie, meglio cercare il compratore più conveniente).

Un titolo di “Avvenire”, venerdì scorso, recitava: “Adesso l’Europa ha paura della Grecia che parla cinese”. Occhiello: “Gli investimenti di Pechino nelle aziende di Atene”. Sottotitolo: “Un ponte con l’Asia dopo l’austerity. I dubbi di Berlino”.

Questi sono solo i due ultimi esempi. Ma chi persegue più accanitamente il proprio interesse nazionale – da sempre – è ovviamente la Germania che sta trasformando l’Europa nella propria colonia.

Del resto sono fedeli a un inno nazionale che proclama “Deutschland über alles” (Germania al di sopra di tutto). Noi un inno neanche ce l’abbiamo.

Proprio l’interesse nazionale è stato anche la bussola che ha orientato il voto degli americani inducendoli ad eleggere Donald Trump, che è l’unico a proclamare senza ipocrisia “America first”.

L’interesse nazionale è pure alla base della Brexit (gli inglesi non avevano nessuna intenzione di essere comandati dalla Germania, tramite Bruxelles).

Gli unici che hanno in disdegno gli interessi nazionali e che, dunque, si prendono botte a destra e a manca sono i governi italiani… Solo per loro la parola interesse nazionale è tabù.

Stanno sottomessi al regime eurocratico come una colonia e non si sognano minimamente di “sgarrare” (per esempio togliendo le sanzioni alla Russia che pure fanno tanto danno alla nostra economia).

L’Italia – come spiegava l’ultimo numero di “Limes” – “è un Paese strategico che rifiuta di esserlo”.

OCCASIONE PERDUTA

Infatti dopo il crollo del Muro di Berlino è tornata a trovarsi di nuovo in una posizione geopolitica cruciale: cerniera con l’Europa dell’Est e vero cuore del Mediterraneo (dove si affacciano Africa e Medio Oriente) e dove, anche per la Cina, rappresenterebbe il miglior attracco verso l’Europa.

Ma invece di approfittarne per conquistare un ruolo geopolitico – magari in un rapporto diretto con Stati Uniti e Russia – riesce solo ad accollarsi i costi e i guasti di questa posizione che pure sarebbe così interessante.

Così, alla fine – dopo essere stato spennato – il pollo finirà allo spiedo.

Antonio Socci

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