La Flat Tax funziona ma sarebbe fatale abbandonare la Tobin Tax, tassa sugli speculatori

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La flat tax è al centro del dibattito politico nazionale, al punto che proprio su questa si costruirà il manifesto elettorale che determinerà la vittoria, o la sconfitta, alle prossime politiche.

Per questo, adesso è una corsa a metterci il cappello, anche da chi ne è sempre stato ideologicamente contrario. Ma la flat tax funziona. Nel sistema ad aliquota unica, la base imponibile deve essere data da tutti i redditi percepiti, meno gli investimenti. Per ottenere questo risultato, una impresa deve poter pagare tasse sul reddito generato, secondo la formula ricavi meno investimenti e costi di produzione, escludendo i redditi da lavoro. I redditi da lavoro vanno poi tassati individualmente con un’aliquota fissa, tenendo conto della no tax area.

In tal modo, la flat tax si configura come una tassa sul consumo, notoriamente meno distorsiva di quelle sul reddito. Infatti, una tassa sul consumo non distorce le decisioni individuali in materia di risparmio (e in conseguenza di accumulazione del capitale).

Poiché il reddito può destinarsi a consumi o investimenti, sottraendo gli investimenti dal calcolo della base imponibile, ciò che effettivamente viene tassato è il consumo.

I vantaggi del sistema ad aliquota unica sono evidenti.

In primo luogo, ne consegue una enorme semplificazione degli adempimenti fiscali: un sistema di questo tipo permette di calcolare i redditi in maniera univoca. In secondo luogo, ne consegue un allargamento della base imponibile, dovuto sia alla riduzione delle pratiche elusive ed evasive, sia all’eliminazione di tutte le eccezioni e sovrapposizioni normative dell’attuale sistema fiscale.

Ma gli effetti di gran lunga più importanti sono quelli sull’efficienza: la flat tax non distorcendo l’accumulazione di capitale, causa un aumento degli investimenti produttivi.

II problema è quindi, ancora un volta, solo ideologico. La flat tax, anche per colpa di chi a volte non ne sa illustrare in modo corretto i benefici, è spesso vista come una forma di tassazione iniqua, e in generale meno giusta rispetto alla tassazione progressiva tradizionale con aumenti di aliquote all’aumentare del reddito. Uno studio di Antonio Mele, accademico dello Swiss Finance Institute, dimostra che modificando aliquota ed esenzione, si ottengono effetti redistributivi diversi, ai quali si accompagnano miglioramenti o peggioramenti in termini di efficienza.

E’ ragionevole ritenere che governi con preferenze diverse per la redistribuzione e la crescita possano volere la capacità di modificare aliquota e no tax area per ottenere i livelli preferiti, servendo in tal modo tanto stagioni politiche socialiste quanto stagioni politiche liberali. La flat tax lo consente. Trovandosi di fronte un sistema fiscale semplice, anche la sua modifica in una direzione o nell’altra risulta altrettanto priva di complicazioni.

Esistono infine altri due effetti meritevoli

Il primo, la neutralità: le tasse dovrebbero essere mirate a raccogliere gettito con un minimo di distorsione economica, e non dovrebbero tentare di microgestire l’economia.

Il secondo, la crescita: le tasse dovrebbero raccogliere gettito per finanziare programmi di spesa pubblica consumando la minor frazione possibile di reddito nazionale e dovrebbero interferire il meno possibile con crescita economica, commercio estero e movimenti di capitale.

Ecco perché la Tobin Tax è un valido strumento di difesa dalle speculazioni finanziarie

All’introduzione della flat tax dovrebbe accompagnarsi un’ottimizzazione della Tobin Tax, in quanto abbiamo prove certe che è stato lo strumento grazie al quale il Regno Unito non è stato affossato dalla speculazione finanziaria a seguito della Brexit.

Calibrare la Tobin Tax è estremamente semplice. Essa mira ad effettuare un prelievo di circa 5 centesimi a transazione, scoraggiando i software studiati per speculare sulle valute di determinati stati o su determinati titoli in determinati momenti storici. Aumentare o diminuire questo prelievo impostando le operazioni che si vuole colpire a seconda del tempo di esecuzione, infatti esistono operazioni eseguite in decimi, centesimi di secondo etc.

Rinunciare alla dotazione di uno strumento di tale portata è alquanto sconsigliabile, visto che tra l’altro è già attivo ma il prelievo fiscale è insignificante in quanto il buon Monti proprio per favorire gli amici speculatori l’ha impostata in modo da non colpire le operazioni più veloci e quelle al di sotto di determinate soglie strategiche d’importi.

Incentivare gli investimenti e tentare nuovi percorsi per allentare la morsa fiscale è onorevole ma va pur sempre perseguita una strategia parallela di sicurezza economico finanziaria per il paese, proprio per non fornire a soggetti come George Soros eventuali buchi normativi che egli stesso come ha ammesso in diverse interviste è abile ad aggirare.

Sarebbe auspicabile che Armando Siri nell’ambito di un nuovo programma fiscale valuti anche di percorrere questa strada, sottoponendo il programma economico anche ad un testi di una tenuta in materia di sicurezza economica e finanziaria.

Ecco spiegato perché:

La vera chiave di lettura della crisi

Per secoli il sistema moderno si è basato sui pilastri della cosiddetta “economia reale”, le attività produttive ne sono state le fondamenta e la finanza un semplice strumento.

Nell’età contemporanea i ruoli si sono rovesciati.

L’economia reale ha assunto una posizione marginale, La finanza, al contrario, ha rotto gli argini dilagando senza freno. La trasformazione è evidente, basta un pò di matematica. Il valore economico del pianeta è dato convenzionalmente dalla somma dei prodotti interni lordi nazionali. Il risultato, 58 mila miliardi di dollari (dato fornito dal Fondo Monetario Internazionale) può impressionare ma è poca cosa rispetto al valore delle attività finanziarie globali.

La stima non è semplice ma nemmeno impossibile. Recentemente l’ex presidente della Hong Kong Securities and Future Commission Andrew Cheng ha citato una misurazione data dalla somma del valore di azioni, obbligazioni, transazioni valutarie e titoli derivati.

Secondo questo calcolo, il valore del mercato finanziario del Pianeta equivarrebbe ad una cifra che di circa un milione e mezzo di miliardi di dollari, un ammontare impensabile, che infatti non esiste.

Tale somma è espressione dei crediti vantati, ma quasi mai liquidati, di contratti o titoli che in larga parte non saranno mai convertiti ma solamente scambiati.

Sono pezzi di carta pronti a trasformarsi in altri pezzi di carta, si potrebbe dire, tuttavia considerando che con le transazioni elettroniche nemmeno si utilizza più la carta, possiamo dire che quell’ammontare in parte è totalmente immateriale e inesistente.

La Tobin Tax se opportunamente impostata potrebbe essere un valido deterrente per le operazioni di speculazione, raccogliendo denaro per la pubblica utilità. Far pagare una quota di addizionale su una certa attività per disincentivarne la realizzazione, questa era la finalità di James Tobin quando pensò non una tassa sulle transazioni finanziarie, bensì una tassa sulle transazioni valutarie.

E’ un’imposta di pochi centesimi applicabile ai derivati, cambio valuta etc. e permetterebbe di scoraggiare attività altamente speculative. Oggi è possibile operare H24 sui mercati finanziari, acquistando e vendendo migliaia di volte al minuto. Se un determinato soggetto volesse ad esempio far salire la quotazione di un determinato titolo, potrebbe farlo tranquillamente realizzando migliaia di operazioni di acquisto sul titolo e causandone il rialzo, addirittura mediante i future è possibile prenotare l’acquisto di un titolo prima che la borsa apra e pochi secondi prima della conferma richiamare l’operazione causando un effetto speculativo.

Queste ed altre operazioni non possono continuare a non essere regolamentate e richiedono l’intervento mirato ed esperto di una volontà politica volta a regolamentare anche il cyber spazio della finanza e non solo quello di Facebook e dei giornali.

Maverick F.A.

 

 

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