Chi è Amos Genish, il nuovo direttore operativo di TIM?

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Ex ufficiale dell’esercito israeliano, ha trasformato la brasiliana Gvt da start-up a colosso del valore di oltre 7 miliardi.

I giornali portoghesi già scrivono che Amos Genish, da venerdì 28 luglio ufficialmente nuovo direttore operativo di Tim, starebbe approntando un nuovo modello di business per Tim Brasil, la controllata carioca di Telecom Italia.

Di sicuro il 57enne Genish non è un manager che ama stare con le mani in mano, e non a caso è riuscito a conquistare un imprenditore esperto e di lungo corso come Vincent Bolloré, che lo scorso gennaio lo ha chiamato da Telefonica do Brasil per farne il Chief Convergence officer di Vivendi, il suo marine nella battaglia per i contenuti.

Adesso il manager di origini israeliane sovrintenderà alle «operations della società italiana. «Amos è un affermato manager nel settore delle telecomunicazioni, dove ha contribuito alla creazione di valore con una comprovata esperienza in diversi contesti internazionali.

Sono certo che saprà adattarsi rapidamente al contesto italiano, come aveva fatto in Brasile, è stato il commento del presidente operativo (ma anche ceo ad interim) Arnaud De Puyfontaine. E proprio il Brasile è il tema ricorrente che torna quando si parla del nuovo coo di Tim.

Genish infatti ha sviluppato una profonda esperienza nel campo delle telecomunicazioni e della tecnologia sia negli Stati Uniti sia soprattutto in Brasile, dove ha fondato Gvt rendendola in pochi anni il principale operatore brasiliano nel campo della banda ultralarga e riuscendo a creare valore quasi dal nulla.

Lui stesso, ripercorrendone la biografia, è riuscito a diventare uno degli uomini più considerati nel settore della telefonia partendo quasi da zero. Quarto di 12 fratelli, ha vissuto la prima parte della sua vita in un appartamentino pochi chilometri a nord di Tel Aviv. A 14 anni ha ottenuto una borsa di studio che gli ha permesso di frequentare una rinomata scuola a Gerusalemme.

Si è laureato in Economia a Tel Aviv ma, fatto ancora più importante all’interno del suo processo di formazione, dopo aver svolto il servizio militare obbligatorio ha proseguito la carriera militare diventando ufficiale e partecipando anche alla guerra del Libano nel 1982.

Quello che ha fatto nel mondo dell’industria tech ha un po’ del Re Mida. Consulente di Kpmg, poi vicepresidente di Edunetics (start-up che si occupa di software per l’istruzione) poi quotata al Nasdaq, la sua carriera è svoltata quando ha incontrato un altro imprenditore, Joshua Levinberg, con il quale parte alla conquista del Brasile. E così nel 1999 investe circa 30 mila euro per una licenza pubblica, fonda Gvt e la trasforma in un colosso della fibra che poi vende per 2 miliardi a Vivendi, che a sua volta la vende a Telefonica per 7,4 miliardi. Un boom a livello di Apple e Google.

Adesso Genish, che ha voluto incontrare tutta la prima linea dei manager e che si trasferirà con la famiglia da Londra a Roma, è pronto per una nuova sfida. Lui ama ricordare quanto sia stata fondamentale per la sua vita l’esperienza nell’esercito, che gli ha fatto capire l’importanza sia della disciplina sia di arti come tattica e strategia.

Chi ha lavorato con lui sottolinea infatti una grande energia che si abbina a una forte determinazione, ma anche a un profondo rispetto per l’organizzazione e le regole. Uno dei primi dossier che si troverà ad affrontare in qualità di Ceo di Tim lo conosce molto bene e riguarda la proposta fatta da Canal in merito a una partnership con Telecom per la creazione di un canale pay in Italia sul quale veicolare contenuti di tutti i tipi, anche sportivi. Canal è infatti controllata da Vivendi ed è quindi logico pensare che, in qualità di chief convergence officer, fosse a conoscenza sia dei dettagli sia delle finalità di quella proposta. Che oggi dovrà valutare seduto sul tavolo opposto, quello di Tim.

Se poi, come qualcuno sostiene, verrà in qualche modo superata la clausola di non concorrenza sul Brasile stipulata con Telefonica ai tempi del passaggio a Vivendi, il manager israeliano avrà le mani libere per lavorare sul Paese sudamericano. A San Paolo, anzi, scommettono che Genish stia già lavorando a un nuovo modello di business.

 

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