Esulta il Quarto Reich Europeo: cresce occupazione a basso reddito e fuga di cervelli in Italia

Germany's Chancellor Merkel smiles with Italy's Prime Minister Renzi during the Asia-Europe Meeting (ASEM) in Milan

Il progetto europeo per la creazione di un popolo meticcio, bloccato tutta la vita in un loop di crisi economica e di stipendi da fame si sta realizzando.

La sottomissione economica più efficiente viene realizzata mediante la riduzione del potere d’acquisto di una determinata nazione. In italia era già stata tentata precedentemente questa strada negli anni ’90 ma il risultato non era stato quello sperato. Infatti una moneta debole incentiva l’export e l’Italia è una nazione caratterizzata dalle aziende manifatturiere che esportano la maggior parte dei prodotti, inoltre il sistema bancario si basava su una fiducia solida e gli istituti godevano di consistenti riserve costituite dai risparmi del popolo italiano che si è sempre distinto per le doti di grandie risparmiatore.

Quindi l’establishment finanziario che manovra la finta Unione Europea si è preso qualche anno per riformulare l’attacco in modo più incisivo ed efficiente.

Ecco presentarsi l’euro, soluzione ideale per inginocchiare e sottomettere l’Italia.

Infatti, la moneta unica ha dimezzato il potere di acquisto interno ed ha mantenuto verso l’esterno per anni un valore superiore al dollaro, disincentivando così l’esportazione in modo radicale e chiudendo definitavemente la partita.

Soltanto abbassando i redditi, infatti è possibile incidere profondamente sullo sviluppo socio culturale dei popoli, rendendoli una massa inerme di consumatori non in grado di decifrare la realtà che li circonda, inducendoli a seguire inconsciamente le scelte che in via indiretta vengono suggerite dal bombardamento mediatico.

La classe media era la classe che stava crescendo e si stava evolvendo, culturalmente e socialmente ed iniziava ad effettuare delle scelte economiche e di vita che andavano a disturbare le classi dominanti.

Ecco a cosa è servito il progetto europeo: una colonia che si rispetti, qual’è l’Italia e quali sono gli altri stati membri ha bisogno di un popolo sottomesso, inconsapevolmente attraverso la manipolazione economica ed informativa.

Ed ecco spiegato anche perché la classe della seconda età del Regno Unito è stata spinta a votare per l’uscita dal perfido progetto europeo. Per salvarsi e per salvare il futuro e l’indipendenza socio economica del Regno Unito.

L’impressionante diminuzione del livello culturale e della qualità della vita in genere è stato un forte campanello d’allarme che non è stato fatto passare inosservato ad un popolo di dominatori e conquistatori come quello Inglese, nazione che grazie alle eccezionali capacità di manipolazione, spionaggio e disinformazione mediante l’interfaccia filosofica ha creato la civiltà  in 2/3 del Globo, dagli Stati Uniti, all’Australia, all’India, sottomettendoli economicamente fino all’arrivo del George Washington di turno.

Ecco la prova che il sistema europeo funziona e sortisce gli effetti desiderati

1) Crese l’occupazione involontaria, ovvero quella necessaria per sopravvivere

Gli occupati sono in crescita. È questo il punto di partenza dell’analisi Svimez sulla questione sociale del Mezzogiorno, ma emergono anche problemi di qualità dell’occupazione, di retribuzioni e quindi di reddito.

La Svimez mette però in luce come il mercato sia stato segnato da un’esplosione del lavoro a tempo parziale, soprattutto quello che si definisce “involontario”, cioè l’accettazione di contratti a tempo parziale in carenza di posti di lavoro a tempo pieno.

Nel 2016 gli occupati a tempo pieno (4,9 milioni) sono aumentati dell’1% rispetto al 2015, quelli a tempo parziale de14,9%:1,1 milioni di cui 858mi1a “involontari”. «La riduzione dell’orario di lavoro- dice il vicedirettore della Svimez Giuseppe Provenzano – ha contribuito alla crescita dell’incidenza dei dipendenti a bassa retribuzione». Con il risultato – è la tesi – che nonostante l’aumento degli occupati permangono alti i livelli di povertà ed esclusione sociale: i134% dei meridionali è a rischio povertà e il 10% è in povertà assoluta.

L’assunto “più occupati ma ancora alta emergenza sociale” non convince del tutto il ministro De Vincenti, che osserva come la povertà sia un fattore di lungo periodo, con elementi di inerzia molto forti, e quindi condizionabile dalle dinamiche del lavoro solo nei prossimi anni. Confronto aperto anche sulla produttività.

2) Laureati via dal Sud: 200 mila in meno

L’analisi Svimez: in 15 anni emigrati totale 1,7 milioni di persone

Il divario tra le due Italia non cessa di crescere. Agli attuali ritmi, il meridione recupererà i livelli di prodotto interno lordo pre crisi solo nei 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord. Nel frattempo il Sud continuerà a spopolarsi e a invecchiare. «Negli ultimi 15 anni – si legge nelle anticipazioni del Rapporto Svimez presentate ieri – la popolazione meridionale, al netto degli stranieri, è diminuita di 393 mila unità, mentre è aumentata di 274 mila nel Nord. Nello stesso periodo sono emigrati dal Sud 1,7 milioni di persone, a fronte di un milione di rientri, con una perdita netta di 716 mila: nel 72,4% dei casi sono giovani entro i 34 anni, 198 mila sono laureati». Il Sud, osserva l’Associazione Svimez, «non è più un’area giovane, né tanto meno il serbatoio di nascite del resto d’Italia».

Aumentano le distanze anche con l’Europa: «Nel quindicennio 2001-2016 la caduta del Pil cumulato al Sud è stata del 7,2%, a fronte di una crescita del 23,2% nell’Ue a 28». E cresce la diseguaglianza: «Net 2016 circa io meridionali sul 10o sono in condizioni di povertà assoluta (6 nel Centro-Nord)».

Maverick F.A.

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