Ancora attive le spie Romene di Obama in Moldova che cercano di destabilizzare i rapporti con Mosca

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In Moldova è stato eletto un governo europeista ed un presidente filorusso che si stanno facendo guerra

L’Unione Europea è riuscita a piazzare i suoi uomini utilizzando ingenti quantità di denaro fatte transitare come tradizionali “finanziamenti per lo sviluppo” dei quali però causalmente non si è curata della destinazione e dell’impiego degli stessi.

Prima delle elezioni, questo fiume di denaro volutamente non disciplinato è finito nelle mani dei politici Pro UE che li hanno utilizzati per vincere le elezioni ed acquistare migliaia di voti. Parliamo infatti di oltre 100 milioni di euro che con il cambio nella valuta Moldava concentrano un potere d’acquisto quasi 20 volte superiore.

Dunque i Think Thank creati da Obama e dislocati in Romania con il compito di infiltrare la Moldova hanno avuto successo, preso atto dei scarsi risultati conseguiti dai servizi romeni. Uno dei principali osservatori-guida è geopolintelligence con sede a Bucarest.

Trump invia l’ambasciatore degli USA a Bucarest, Hans Klemm ad indicare le nuove linee guida al premier romeno Mihai Tudose.

Il premier romeno Mihai Tudose ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti a Bucarest, Hans Klemm, con cui ha discusso di cooperazione bilaterale e della situazione dell’Europa Orientale. Secondo fonti governative, citate dall’agenzia romena “Agerpres”, i due hanno discusso anche del ruolo della Romania sul fianco orientale della Nato, dell’interesse di aziende statunitensi nei confronti del mercato romeno e soprattutto della situazione in Moldavia. Tra i temi affrontati, anche la decisione delle autorità di Bucarest di stanziare il 2% del PIL alla difesa.

La Transistria oggi può essere considerata una sorta di striscia di Gaza che demarca il territorio d’influenza russo da quello americano. Propio in quei luoghi oggi, si stanno consumando operazioni di spionaggio e manipolazioni che non si vedevano dai tempi del muro di Berlino. La situazione è stata voluta dall’amministrazione Obama, fantoccio dei guerrafondai che per fomentare la corsa agli armamenti ed allo sfruttamento delle risorse degli stati terzi avevano intrapreso l’opera di destabilizzazione.

La nuova amministrazione Trump è ben consapevole dei forti attriti che stanno accadendo in quei territori e per paura che qualche scintilla possa far degenerare la situazione andando a gravare maggiormente sui rapporti USA Russia sta cercando di risolvere pacificamente il conflitto richiamando all’ordine gli agenti operativi che attuavano le consegne della precedente amministrazione. Resta solo il problema dei contractor, già pagati all’epoca e non si sa, anticipatamente per quanti anni.

La decisione del governo di espellere 5 diplomatici russi e la reazione del presidente Dodon rivela profonde fratture all’interno del tessuto istituzionale del paese, una divisione che rispecchia le tendenze principali: chi vorrebbe una maggiore vicinanza con Bruxelles e chi con Mosca.

La motivazione fornita è che la Russia recluta combattenti per il Donbass in Moldova, ma non sono state fornite prove alla pubblica opinione a supporto.

L’agenzia TASS ha definito l’accaduto come “un deliberato tentativo di bloccare l’intensificarsi delle relazioni tra Chişinău e Mosca” oltre che “una mossa contro le posizioni del loro stesso presidente”.

Il presidente moldavo Dodon (filorusso) ha definito a sua volta l’operato del governo come “oltraggioso”, e ha affermato che “ciò che è accaduto sembra essere stato ordinato dall’Occidente, da coloro che sono spaventati dal dialogo costruttivo ed effettivo intrapreso tra la presidenza ed il Cremlino”. Negli scorsi giorni, inoltre, Dodon ha dato la sua disponibilità a discutere direttamente con Putin della questione.

Ad oggi la Moldavia, parte dell’Unione Sovietica fino al 1991, risulta avere profondi legami con la Russia. Il paese non ha mai interrotto i legami con Mosca, ma ancora oggi rimane in sospeso la questione della Transnistria. La regione è più economicamente dipendente dalla Russia rispetto al resto del paese e non riconosce la sovranità moldava sul suo territorio. Inoltre, nell’area sono stanziate anche delle truppe russe, ufficialmente per una missione di peacekeeping.

I legami culturali, tuttavia, risultano essere solidi anche con la vicina Romania. È per questo motivo che le spinte europeiste sono comunque  molto forti ed hanno portato il paese alla firma di un Accordo di Associazione politica e commerciale con l’Unione Europea, in risposta del quale la Russia ha imposto importanti limitazioni sull’esportazione di prodotti agricoli. Prima della campagna elettorale dello scorso anno, un massiccio scandalo di corruzione ha coinvolto gli stessi promotori dell’accordo, i quali ne sono usciti politicamente indeboliti.

Sulla scia di questi avvenimenti, lo scorso novembre 2016 Igor Dodon è stato eletto presidente della Moldavia, a seguito di una campagna elettorale in cui ha sostenuto apertamente le istanze pro-russe. Inoltre, durante la stessa, ha sferzato continui attacchi ai governi europeisti e ai partiti che li hanno sostenuti in parlamento. Una volta eletto presidente, Dodon ha proseguito sulla strada delineata durante il confronto elettorale, cercando di migliorare le relazioni con Mosca, con tutte le difficoltà dovute alla necessità di interfacciarsi con le forze europeiste del paese.

In questo confronto, il presidente moldavo sembra ricercare più contrasto che dialogo, accusando anche il governo ed i partiti di aver accettato centinaia di milioni di euro di fondi da parte dell’Unione Europea. In tutta risposta il primo ministro Pavel Filip ha definito le affermazioni del presidente “populiste e non collegate con la realtà dei fatti”.

La situazione politica interna del paese non risulta particolarmente rosea, i contrasti interni sono significativi, e una tale contrapposizione tra le maggiori cariche dello stato non gioca a favore di un miglioramento delle condizioni della popolazione, e a risentirne, in generale, è la coesione nazionale.

L’Unione Europea sfrutta le mancanze della Russia in termini di sviluppo economico e benessere nei paesi di confine per erodere la sfera d’influenza

Purtroppo Putin deve affrontare i lasciti del comunismo che mirava ad esercitare potere di comando e controllo mediante l’impoverimento delle masse dal punto di vista economico e culturale, puntando a creare imperi di perfetti operai ed esecutori del regime mascherando il tutto con il principio di uguaglianza tra tutti i soggetti

La Moldavia è fuori da ogni dubbio il Paese più povero d’Europa. La piccola ex repubblica sovietica risente ancora di enormi problemi strutturali che non le permettono di sviluppare un’economia allineata con altri Paesi europei. Con un PIL pro capite annuo di 2.300 dollari, non sorprende come la Moldavia stia spingendo il piede sull’acceleratore dell’integrazione europea, qualora essa si possa tradurre in concreti aiuti economici per lo sviluppo (va detto che la Moldavia ha registrato buoni tassi di crescita del proprio PIL, dovuto al basso punto di partenza). La Moldavia si trova però stretta tra due poli di attrazione, Russia ed UE, e come nel caso dell’Ucraina (pur senza voler ridurre la crisi solamente a una questione di integrazione del Paese in Europa), gli avvicinamenti a una o all’altra parte, che la Moldavia compie, comportano delle reazioni che si riflettono inevitabilmente sulla propria disastrata economia.

Maverick F.A.

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