Altro che bombe: la Corea siede su trilioni di minerali

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Putin avrebbe denunciato la vera ragione per la quale il mondo è sull’orlo di una guerra totale. A quanto avrebbe dichiarato il presidente russo, la storia portata avanti dai media mainstream, ovvero che la Corea del Nord disporrebbe di armi nucleari, è una totale macchinazione per convincere il mondo che la “nazione canaglia” è una minaccia globale da abbattere.

La Corea del Nord non ha alcuna arma nucleare. Questa è una bugia che viene propinata alla gente da parte dei media di proprietà dei potentati occidentali”, avrebbe dichiarato Putin durante un’intervista rilasciata a Sochi.

Martedì scorso, durante un evento che aveva come soggetto l’abuso di oppiacei da parte degli americani, Donald Trump aveva dichiarato: “La Corea del Nord farà meglio a non minacciare più gli Stati Uniti. O saranno accolti con fuoco e furia come il mondo non ha mai visto”. Trump aveva sputato il folle commento in risposta ad un articolo apparso sul Washington Post, il quale pretendeva di asserire che:

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Funzionari dell’intelligence degli Stati Uniti hanno espresso una valutazione riservata la quale conclude che la Corea del Nord “avrebbe costruito con successo una testata nucleare miniaturizzata che può essere inserita nei suoi missili, superando la linea di demarcazione atta a farla diventare a tutti gli effetti una completa potenza nucleare”.

L’analisi, stilata il mese scorso dalla Defense Intelligence Agency, segue a ruota un’altra valutazione dell’intelligence che aumenta notevolmente la stima ufficiale del numero totale di bombe nell’arsenale atomico del paese comunista. Gli Stati Uniti hanno calcolato che oggi sarebbero controllate da Kim Jong Un fino a 60 armi nucleari.

Sanno che possono facilmente provocare i coreani del nord, i quali reagiranno, ma la storia che sono una minaccia è una falsità” avrebbe dichiarato Putin.

Vi racconto come stanno realmente le cose in merito alla Corea del Nord: non hanno bombe nucleari. Non hanno banche controllate dall’Occidente. Non dipendono dal dollaro USA. Ciò che hanno è una terra ricolma di ricchezza in termini di minerali non ancora estratti”.

Putin ha proseguito l’intervista aperta dichiarando che Kim Jong-un “non lancerebbe mai un vero attacco, sarebbe un suicidio. Pyongyang lo sa e così anche Washington”.

Secondo Putin, starebbe accadendo “la stessa cosa avvenuta in Iraq con Saddam ed in Libia”.

In entrambe le situazioni, l’Iraq e la Libia sono state invase dall’Occidente e i loro leader giustiziati per crimini di guerra senza poter mai presentare alcuna prova concreta a suffragio di tali invasioni criminose. Putin avverte che con la Corea sta avvenendo lo stesso, così come vediamo accadere in Siria.

Anche se nessuno penserebbe alla Corea del Nord come ad una nazione prospera, e ciò è corretto visto lo stato di degrado in cui versa il Paese, soprattutto nel campo delle infrastrutture primarie e sociali, ciononostante il loro sistema bancario non è controllato dal Fondo Monetario Internazionale e non hanno una Banca Mondiale controllata dai Rothschild, né dipendono dal dollaro statunitense. Ed è ricchissima in particolare per un aspetto: le sue risorse minerarie. Putin coglie nel segno.

Il valore delle sue risorse sotterranee in gran parte vergini, come spiega un articolo della rivista Quartz, può essere immenso. Sotto la superficie montuosa della Corea del Nord vi sono difatti vaste riserve minerarie di ferro, oro, magnesite, zinco, rame, calcare, molibdeno, grafite, etc. per un ammontare di circa 200 tipi di minerali. Sono presenti anche grandi quantità di metalli da terre rare, utilissimi per le fabbriche dei Paesi limitrofi, che devono produrre smartphone ed altri prodotti ad alta tecnologia.

Le stime relative al valore delle risorse minerarie della nazione sono variate notevolmente nel corso degli anni. Secondo una recente stima di un’azienda mineraria sudcoreana, varrebbero più di 6 trilioni di dollari. Un secondo istituto di ricerca sudcoreano stima la somma più vicina ai 10 trilioni.

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La Corea del Nord ha privilegiato il suo settore minerario fin dagli anni ’70. Ma mentre la produzione mineraria è aumentata fino al 1990 circa, ha raggiunto il suo picco nel 1985 dopodiché ha cominciato a diminuire. Una stima datata 2012 ipotizza il numero di miniere nel Paese in circa 700. Molte, però, sono state mal gestite negli ultimi 20 anni e sono oggi in stato di totale trascuratezza. La nazione manca di attrezzature, competenze e persino infrastrutture di base per sfruttare correttamente la fortuna che attende nel sottosuolo. È probabile che il tasso operativo medio delle strutture minerarie esistenti sia inferiore al 30% delle sue reali capacità. C’è una carenza di attrezzature e la Corea del Nord non è in grado di acquistarne di nuove a causa della sua grave situazione economica, della scarsità energetica ed in generale delle cattive condizioni della sua rete elettrica come mostrano le famose immagini del satellite.

Nonostante questo attuale stato di trascuratezza, la nazione è così ricca di risorse sotterranee che l’estrazione mineraria rappresenta già circa il 14% dell’economia.

La Cina è il principale cliente del settore. Il commercio minerario tra la Corea del Nord e la Cina rimane tutt’oggi una “vacca da mungere” per Pyongyang, nonostante le sanzioni delle Nazioni Unite. Nel 2015 la Cina ha importato 73 milioni di dollari di minerale ferroso dalla Corea del Nord e 680.000 dollari di zinco nel primo trimestre di quest’anno.

La Corea del Nord è stata particolarmente attiva negli ultimi anni nel settore delle miniere di carbone. Nel 2015 la Cina ha importato circa 1 miliardo di dollari di carbone dalla Corea del Nord. Il carbone è particolarmente attraente per Pyongyang perché può essere estratto con attrezzature relativamente semplici. Grandi depositi si trovano nei pressi del confine con la Cina, spesso vicino a porti limitrofi dei due Paesi, garantendo grande facilità di trasporto del materiale.

Per anni gli acquirenti cinesi hanno acquistato carbone dalla Corea del Nord molto al di sotto del tasso di mercato. A metà del 2016, le spedizioni di carbone verso la Cina hanno rappresentato circa il 40% di tutte le esportazioni nordcoreane. Ma la domanda mondiale di carbone è in netto declino poiché alternative come il gas naturale e le energie rinnovabili guadagnano terreno, e all’inizio di quest’anno Pechino, in linea con le sanzioni delle Nazioni Unite, ha cominciato a limitare fortemente le sue importazioni di carbone.

Il gioco delle sanzioni

Dopo che la Corea del Nord ha condotto il suo primo test nucleare nel 2006, l’ONU ha cominciato a imporre sanzioni sempre più rigide. È a partire dall’anno scorso che le risorse sotterranee della Corea del Nord hanno iniziato a diventare l’oggetto di una enorme contesa. Nel novembre del 2016, l’ONU ha approvato una risoluzione che ha limitato le esportazioni di carbone, vietando anche le spedizioni di nichel, rame, zinco e argento. Ciò ha fatto seguito ad una risoluzione nel marzo 2016 che vietava l’esportazione di oro, vanadio, titanio e metalli da terre rare.

Le risoluzioni che mirano al settore minerario potrebbero danneggiare il regime di Kim. In tal senso vanno lettere la parole di Putin.
Un attacco contro gli Stati Uniti o suoi alleati sarebbe un suicidio; Pyongyang lo sa perfettamente e probabilmente vuole sfruttare “gli aiuti” che arriverebbero dalla comunità internazionale in cambio di promesse concrete di smantellamento degli armamenti di cui oggi è in possesso.

Prima delle sanzioni, un rapporto rilevava che il settore minerario in Corea del Nord non è direttamente soggetto a sanzioni economiche internazionali e pertanto era fonte legale e redditizia facente parte del commercio della nazione.

Non così oggi. Ovviamente Pyongyang si è adattata per aggirare un gran numero di queste sanzioni, soprattutto attraverso spedizione via mare. Gli indizi di tali ‘attività segrete’ provengono da intercettazioni occasionali di mercantili. Nell’agosto del 2016 le autorità egiziane hanno fermato una nave carica di 2.300 tonnellate di minerale di ferro proveniente dalla Corea del Nord diretta al canale di Suez.

All’inizio di quest’anno un gruppo di esperti dell’ONU ha concluso che la Corea del Nord, nonostante le sanzioni, continua ad esportare minerali “vietati”.

Vicini interessati

Nel frattempo il commercio globale della Cina con la Corea del Nord è aumentato del 37,4% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le importazioni di minerale ferroso dalla Corea del Nord sono aumentate del 270% in gennaio e febbraio rispetto ad un anno fa. Il carbone, come detto, è invece calato del 51,6%.

I vicini della Corea del Nord, è chiaro, hanno già da molto tempo messo gli occhi sulla sua ricchezza mineraria. USA, Cina, Corea del Sud, Russia. Circa cinque anni fa la Cina ha speso 10 miliardi di dollari su un progetto di infrastrutture da porre proprio vicino al confine con la Corea del Nord, soprattutto per consentire un accesso più agevole alle sue risorse minerarie. Convenientemente, i maggiori depositi di minerali ferrosi nel Corea del Nord, contea di Musan, sono proprio sul confine cinese. Un’analisi delle immagini satellitari pubblicate lo scorso ottobre da 38 North, sito web affiliato alla Johns Hopkins University, ha mostrato che l’attività mineraria era viva e ben presente nella zona.

La Cina ha particolare interesse nei confronti dei minerali da terre rare. Pyongyang lo sa bene e per tale motivo a marzo aveva “punito” Pechino sospendendo le esportazioni dei metalli verso la Cina in rappresaglia per le restrizioni al commercio del suo carbone.

Nel frattempo la Russia, che condivide una piccola porzione di confine con la Corea del Nord, nel 2014 aveva sviluppato piani per la revisione della rete ferroviaria di Pyongyang in cambio dell’accesso alle risorse minerarie del Paese.

Anche la Corea del Sud ha suoi propri piani per questo enorme ammasso di risorse minerarie. Li vede come un mezzo per finanziare il potenziale sogno di una futura riunificazione (se mai dovesse accadere), la qual cosa durerebbe decenni e costerebbe centinaia di miliardi o persino trilioni di dollari. La revisione dell’infrastruttura decadente del Nord ad esempio, inclusa la sua linea ferroviaria, sarebbe parte dell’enorme spesa.

Nel mese di maggio 2017, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti della Corea del Sud aveva invitato le aziende sudcoreane a presentare offerte su possibili progetti infrastrutturali in Corea del Nord, in particolare quelli riguardanti il settore minerario, sostenendo che le risorse sotterranee potrebbero “coprire le spese di riparazione della povera infrastruttura del Nord”.

Una chiara provocazione. Una delle tante. Ma il mondo dovrà fare i conti con un dittatore come Kim, che ha la fortuna di sedere su una montagna di minerali che tutti vogliono.

Fonte qui.

 

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