GUERRA ECONOMICA ITALIA- FRANCIA: ECCO PERCHE’ SIAMO DESTINATI A PERDERE

IL CUORE DEL PROBLEMA: “GLI ITALIANI SONO TROPPO LENTI E NON PRESTANO ATTENZIONE AI VUOTI DI POTERE INTERNAZIONALE DA COLMARE E PUNTUALMENTE VENGONO PUNITI, I CONSIGLIERI POTREBBERO NON ESSERE COSI’ AMICI…”

NON ESSERE ANDATI ALLE URNE DOPO IL FALLITO REFERENDUM-GOLPE DEL PD E NON PRIMA DEI FRANCESI E’ STATA UNA SCELTA CHE COSTERA’ MOLTO CARA ALL’ITALIA CHE ADESSO RESTA SCOPERTA ANCHE SUL FRONTE DEL CONTRO TERRORISMO.

Providentia vi spiega perchè: il fallimento della sinistra democratica mondiale e l’ascesa di una nuova coalizione in linea con la “nuova” casa bianca è inevitabile ed è normale che i primi ad allinearsi ne traggano enormi vantaggi.

L’inevitabilità è data dal fatto che la stessa Europa nient’altro è che un modello di Governance adottato dagli stati vincitori della seconda guerra mondiale per il controllo delle “colonie economiche” tramite BCE ed FMI.

Le colonie economiche hanno il compito di “consumare prodotti” e “pagare interessi”

Ecco perchè sotto il Governo Renzi il debito pubblico è lievitato a dismisura. Far crescere il debito pubblico significa pagare maggiori interessi ai finanziatori con un fiume di denaro sottratto nell’attivo dei bilanci dello Stato.

In cambio i finanziatori forniranno “riconoscenza” che si concretizzerà mediante l’assegnazione di posizioni di comando nelle sovrastrutture create ad hoc (spesso europee) per la seconda vita dei politici compiacenti.

Restiamo invece scoperti sul fronte del terrorismo perchè grazie all’operazione di disgregazione degli stati islamici – messi gli uni contro gli altri da apposite manovre di chiara matrice britannica – l’Italia potrebbe non godere più di quella copertura tale a prevenire eventuali attacchi, e con le elezioni alle porte… il rischio è altissimo.

ECCO PERCHE’ AI FINI DELLA PREVENZIONE DA DEVIAZIONI DI STATO, SERVE UNA LEGGE CHE REGOLI LO SVECCHIAMENTO DI COLORO I QUALI HANNO RICOPERTO CARICHE STRATEGICHE.

Negli USA oggi e nell’antica Roma vigeva una sorta di spoil system: quando cambiava l’imperatore, le cariche sensibili e d’influenza politico-sociale venivano azzerate. I soggetti sostituiti venivano premiati mediante concessione di feudi e schiavi ai confini delle periferie della città, questo accadeva principalmente per due ragioni:

  1. affinchè svolgessero indirettamente il compito di protezione dei perimetri esterni dell’antica Roma;
  2. così facendo non avrebbero avuto più modo di frequentare, alimentare ed influenzare correnti di pensiero e di potere ostili al progresso del nuovo ordine imperiale.

OGGI INVECE TUTTI QUESTI SOGGETTI VENGONO COLLOCATI NELLE SOVRASTRUTTURE NAZIONALI, LE CUI NORME SONO DI RANGO SUPERIORE A QUELLO COSTITUZIONALE!

Ecco perchè oggi ci ritroviamo Napolitano o Prodi a dettar legge, pur non avendo nè titolo, nè carica, nè diritto a farlo, tenendo per i capelli una nazione che vuole evolversi ed adeguarsi al contesto globale per competere al meglio.

Sono troppi i Presidenti e le cariche istituzionali che vengono ricompensate con posizioni totalmente contrastanti con i ruoli in precedenza ricoperti, dato testimoniato dal trend crescente nell’ultimo decennio. Renzi, infatti, ha lavorato in prospettiva non del presente e del bene del paese ma per la sua seconda vita da tecnocrate.

STA ACCADENDO DI NUOVO, SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI

French President Emmanuel Macron Receives   U.S. President Donald Trump At Elysee Palace

La Francia con Macron ha fatto nuovamente le scarpe agli italiani (grazie anche alle elezioni) ed ha bruciato sul tempo i rivali sulla fidelizzazione con il nuovo Presidente USA.

IN ETERNO RITARDO O RITARDATI?

E mentre l’attuale presidente italiano fa i selfie con George Soros, Matteo Renzi gli fa regalare uno stabile nel centro di Firenze (progetto smart dissidents) e si fa fotografare all’ISPI con il rottame politico Obama. Intanto il mondo va avanti… ed il tessuto economico italiano è sempre più disgregato, certo per il popolo…

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I CICLI STORICI SI RIPETONO

La Cinq è stato un canale televisivo privato francese, fondato da Silvio Berlusconi nel 1986 e chiuso nel 1992. Fu la prima tv privata francese.

Il logo di La Cinq, simile a quello di Canale 5

La guerra dei 30 anni Bollorè – Berlusconi

Mentre Silvio ha navigato sempre in una linea intermedia tipicamente italiana ed improntata al minimo sforzo per il minimo risultato, Bollorè ha frequantato la scuola Rothschild ed oggi è presidente di Havas, sesto gruppo mondiale nel settore delle telecomunicazioni. Con un patrimonio di cinque miliardi di dollari, nel 2017, la rivista Forbes lo classifica al 248º posto nella lista degli uomini più ricchi del mondo.

Tredici anni dopo, Vincent Bolloré cerca la rivincita su Rupert Murdoch, perchè Silvio faceva finta di non sapere?  

Tredici anni fa i francesi di Vivendi furono cacciati dall’Italia proprio dal magnate australiano, che mise le mani su Tele+, la fuse con Stream e diede alla luce l’attuale monopolista dell’etere satellitare, Sky. E oggi come allora si discute sempre di come portare la tv sul cavo, di Silvio Berlusconi che sta a guardare sperando di incassare soldi facili, dello strapotere di chi possiede i contenuti (il calcio, le serie tv, i film…). Unica differenza: Telecom, allora alleata di News Corp, adesso dei transalpini.

Attraverso Vivendi è salito a fine febbraio al 23,8% del capitale di Telecom Italia, sfiorando la soglia Opa. Ha un piede nel Corriere della Sera in quanto socio forte di Mediobanca (con l’8,6%), posizione non secondaria in una fase di riassetto del sistema editoriale italiano, inaugurata con la fusione tra Repubblica e Stampa e l’uscita degli Agnelli da Rcs.

L’OPERAZIONE POLITICA CHE ALLARMO’ I FRANCESI

Silvio Berlusconi voleva portare all’estero il modello Canale 5, primo grande canale commerciale italiano, e partì dalla Francia approfittando del fatto che il presidente transalpino Mitterrand, vedendo probabile una sconfitta dei socialisti alle elezioni regionali e legislative del 1986, decise a sorpresa di riformare il PAF (letteralmente Paesaggio Audiovisivo Francese) con l’aiuto del premier Laurent Fabius; vennero concesse due nuove licenze per l’apertura di emittenti private gratuite. Berlusconi rispose all’appello e, con l’aiuto del produttore Jérôme Seydoux (che si presentò come azionista di maggioranza relativa) s’aggiudicò le frequenze. La Cinq venne anche trasmesso a Berlino Ovest sui canali della Télévision de forces françaises a Berlin, si poteva vedere via cavo solo nel settore francese della città. 

L’esperimento d’oltralpe ebbe una vita breve (dal 20 febbraio 1986 al 12 aprile 1992) e molto travagliata.

LE PRIME TRASMISSIONI

La programmazione risentì all’inizio dell’impronta italiana (il direttore dei programmi era Carlo Freccero e molti format furono forniti da Berlusconi e registrati nei medesimi studi milanesi come il quiz Pentathlon in onda al giovedì o W le donne, ribattezzato Cherchez la Femme, il sabato sera. Anche molte serie erano in comune, e alcune di esse erano inedite in Francia (ad esempio Supercar e alcune stagioni di Happy Days).

Il canale lavorava su poche frequenze, rese disponibili col contagocce dal CSA (il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo, l’organo di controllo competente in materia, creato insieme all’apertura del mercato tv), dovendo far fronte ad ovvi e, alle volte, clamorosi ammanchi nella copertura: ad esempio, solo alcuni quartieri di Tolosa, la quarta città francese, poterono vedere il sontuoso show d’apertura, che fu registrato a Milano negli studi Fininvest, che fu presentato tra gli altri da Amanda Lear. Molte star tv francesi si lasceranno frattanto attirare dal canale e vi lavoreranno, per poi abbandonare poco dopo per i bassi ascolti dovuti alla scarsità di frequenze.

A settembre 1987 nasce il “journal” (telegiornale) avente come conduttore di punta il giornalista Jean-Claude Bourret, proveniente da TF1, che diventerà uno dei capisaldi del palinsesto. Un anno dopo, la programmazione del canale copre l’intera giornata, e il canale trasmette il suo primo importante evento sportivo, il Rally Dakar (che manterrà fino alla chiusura del canale).

Sempre in quegli anni, La Cinq sfrutterà sistematicamente e con successo il Minitel, una sorta di antenato di Internet sviluppato in Francia sul Videotex: al codice 3615 La Cinq si potevano reperire concorsi, notizie e sondaggi.

AVVICENDAMENTO AL VERTICE

Tra il 1990 e il 1991 Hersant, travolto dai debiti e dalla guerra contro Berlusconi per il controllo societario, lasciò l’emittente al Gruppo Hachette guidato da Jean-Luc Lagardère, il quale sperava da tempo di acquisire il controllo di una rete tv nazionale dopo aver fallito la conquista di TF1: dichiarò, al momento dell’accordo che credeva fosse possibile salvare La Cinq. Il canale subì cambiamenti profondi, a partire dal logo – un complesso design di numeri sovrapposti creato dallo stilista Jean-Paul Goude – che soppiantò il 5 con la stella inventato da Berlusconi e ispirato al logo di Canale 5. Anche i quadri societari cambiarono, con l’uscita di Carlo Freccero; tuttavia Berlusconi rimase azionista e vicepresidente.

LA BANCAROTTA

Seguì un anno difficile con molti bassi (22 trasmissioni lanciate e molte di queste chiuse, crisi del mercato pubblicitario) e pochi alti (conquista dei diritti tv per la Formula 1 nel triennio 1991-1993, messa in onda di Twin Peaks e di numerosi film Disney, crescente apprezzamento del pubblico per l’informazione, che dedica ampia copertura alla prima guerra del Golfo), che si concluse con 576 licenziamenti (e relativo sciopero del personale) e un bilancio in rosso per 1 miliardo di franchi (pari a circa 150 milioni di euro attuali) con debiti complessivi di 3 miliardi.

Aprendo il telegiornale delle 20 il 3 aprile 1992, Bourret annunciò che La Cinq era stata messa in liquidazione per l’eccesso di passivo nei bilanci e sarebbe dunque “morta” entro 9 giorni, vale a dire il 12 aprile a mezzanotte, parlando poi di pressioni politiche ed economiche volte ad “uccidere” il canale.

LA LOTTA INTESTINA CONCLUSA CON LA PRIMA VITTORIA DI BOLLORE’

Dopo l’annuncio del 3 aprile, Bourret continuò a ribadire che la lotta per salvare La Cinq sarebbe andata avanti e proseguì con gli appelli al pubblico per ottenere supporto alla causa di difesa del canale.

Ciò non sortì effetto: come preannunciato, alle 20.45 del 12 aprile, dopo l’ultimo telegiornale, andò in onda l’ultima trasmissione, dal titolo Vive La Cinq; vi presero parte tutti i personaggi legati all’emittente, e fu presentata da Gilles Schneider, assieme alla anchorwoman Marie-Laure Augry, al direttore delle news Patrice Duhamel (ora a France 24) e allo stesso Bourret, che annunciò la creazione, da parte dell’associazione di difesa, di un settimanale d’informazione intitolato Cinq Plus.

In poco più di tre ore vennero ripercorsi i sei anni di attività del canale, con una lunga serie di messaggi d’addio letti in diretta da personaggi famosi. A mezzanotte, Jean Claude Bourret diede via al countdown e, arrivati allo zero, la telecamera si soffermò sulla mano di un tecnico che, tirando una leva, di fatto “spegneva” il canale. Fu trasmessa allora una breve animazione di un’eclissi totale di Luna, accompagnata dalle note di Così parlò Zarathustra. Allorché l’eclissi fu totale, l’audio andò via via scemando lasciando il posto a uno stillicidio. Lo schermo divenne nero ed apparve una scritta: “La Cinq vous prie de l’excuser pour cette interruption définitive de l’image et du son” (“La Cinq vi prega di scusarla per questa interruzione definitiva dell’immagine e del suono”), che lasciò poi il posto a un messaggio tacitiano, breve ma eloquentissimo: C’est fini (“È finita”). L’audience della serata aveva registrato in quei momenti circa 7 milioni di telespettatori, una percentuale di share altissima, anche perché si calcola che alla fine della sua esistenza il canale ebbe l’80% di copertura territoriale, ma ormai era troppo tardi.

Lo stesso presidente della Repubblica francese François Mitterrand, cui tanti si erano appellati perché intervenisse a favore di La Cinq, nata proprio grazie alla sua iniziativa di apertura del mercato tv, espresse il suo disappunto per la chiusura della rete, definendola “un canale di grande classe e talento, con delle eccellenti trasmissioni“, ma ribadendo come il dissesto finanziario delle casse aziendali fosse troppo grande per consentire un suo salvataggio.

DOPO LA CINQ

Nei mesi successivi, sulle riviste di programmi tv, al posto di “La Cinq” compariva la dicitura “L’écran noir” (Lo schermo nero). Le frequenze liberate furono poi parzialmente assegnate al canale ARTE (acronimo di Association Relative à la Télévision Européenne, Associazione Relativa alla Televisione Europea), un canale culturale franco-tedesco a vocazione europea di servizio pubblico, che partì con trasmissioni serali il 28 settembre 1992. Nel 1994 le ore diurne furono riempite con il nuovo canale pubblico La Cinquième (oggi France 5), una scelta che fu criticata da molti e considerata come un “furto” nei confronti di chi voleva creare un’altra tv privata.

Morta La Cinq, Jean-Claude Bourret continuò a portare avanti la battaglia per la rinascita del canale con la sua association de defense, che esiste a tutt’oggi e nel frattempo ha cambiato nome in “Tv Liberté”

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