Nomine imbarazzanti: ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder assunto da Rosneft

FRANCIA E RUSSIA FANNO SHOPPING NEL MONDO, MENTRE GLI USA SI ALLARGANO AD EST, L’ITALIA ESTROMESSA DAI RAPPORTI COMMERCIALI CON LA RUSSIA FAVORISCE LA GERMANIA CHE OPERA IN BARBA ALLE SANZIONI.

I tempi cambiano. La leadership tedesca solo fino a pochi mesi fa puntava il dito contro la Russia, indicandola come un pericolo per il mondo. Oggi addirittura ci si ritrova un ex cancelliere in un’azienda strategica nazionale russa, con tutto il suo bagaglio di segreti di stato e d’intelligence. Proprio ieri su questo portale si discuteva, non a caso, della necessità una normativa europea che vada regolare la seconda vita delle alte cariche istituzionali.

Malgrado i prezzi del petrolio rimangano bassi, è ripartita la corsa al controllo delle risorse: lunedì la Rosneft ha completato l’acquisizione della mega raffineria indiana Essor Oil, un affare da 12,9 Mld di $, il più grande investimento straniero mai fatto in India ed il maggiore mai effettuato dai russi all’estero; la Total ha offerto 7,45 Mld di $ per acquistare le attività oil & gas della danese Ap Moller Maersk, che la faranno diventare il secondo produttore del Mare del Nord con 1 Mld di barili di riserve.

Ma a parte questi due mega deal (affari), nel mondo del petrolio è un ribollire di fusioni e acquisizioni: secondo stime della la scozzese Wood Mackenzie, nel 2017 in Nord America il settore ha già registrato operazioni per 73,2 Mld, più di quanto fatto nell’intero 2016, mentre in Europa il valore delle transazioni è più che triplicato (da 5,3 a 16,8 Mld).

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Il fatto che il prezzo del petrolio rimanga basso (il Brent è a 52 $ al barile e il Wti a 48, la metà di tre anni fa), e che lunedì a Vienna era in corso un vertice dell’Opec per valutare nuovi tagli alla produzione per sostenere i prezzi non deve fuorviare; come ha dichiarato Patrick Pouyanné, ceo di Total, i prezzi bassi permettono di concludere deal a costi assai convenienti. Ma il petrolio non è solo un business, seppure colossale, gli enormi interessi che muove ne fanno un fatto geopolitico di prima grandezza.

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Per parlare del deal della Rosneft, essa ha concluso la sua operazione (avendo per partner la svizzera Trafigura e il fondo russo Ucp) per entrare massicciamente nel mercato dell’Asia-Pacifico che ha il più alto potenziale di crescita, permettendole anche una più efficiente offerta di carburante agli altri Paesi asiatici, in assoluto il più conveniente bacino di utenza del globo. Ma in più, il deal ha permesso non solo di migliorare la partnership con l’India, attore primario ed in ascesa nell’Asia, ma anche di stringere ulteriormente una collaborazione strategica con l’Iran.

La Essor Oil, la società acquistata dalla Rosneft, ha un debito di 2,4 Mld di $ nei confronti della Nioc, la compagnia petrolifera iraniana, maturato essenzialmente per forniture di petrolio effettuate al tempo delle sanzioni, e per di più a condizioni di particolare favore. La Rosneft si è ora impegnata a saldare il debito e, insieme a Gazprom e Zarubezhneft, altri colossi russi del settore che hanno giù firmato accordi per sviluppare giacimenti di petrolio iraniani, sarà un attore pesante nella collaborazione strategica fra Russia e Iran.

Ma l’attivismo di Rosneft non si ferma all’Asia: il deal che ha portato all’acquisizione della Essor Oil è stato chiuso mentre è fresca la nomina dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder nel consiglio di vigilanza della Mayor russa. Una nomina che ha suscitato imbarazzi e critiche in Germania, perché la Rosneft è fra le imprese soggette alle sanzioni Ue a seguito dell’annessione russa della Crimea; ma una nomina comunque pesante per le relazioni di Schroeder nel mondo politico tedesco e nel Nord Europa, come si è visto nella gestione del North Stream (del cui consorzio è a capo) e dell’avanzato progetto del suo raddoppio.

In barba ai tanti che da decenni ne profetizzano la scomparsa o comunque la marginalizzazione, il petrolio continua ad essere un asset, anzi, l’asset strategico per eccellenza, capace non solo d’assicurare profitti stratosferici alle Mayor che lo sfruttano, ma di divenire uno strumento primario della geopolitica per chi sappia manovrarlo.

Fonte qui

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