LA STRATEGIA ECONOMICA CINESE NELL’ERA TRUMP

I danni arrecati dall’economia cinese ai tessuti economico-sociali nei quali si insediano è rilevante.

Nell’era Trump dove i colonizzatori orientali sono chiamati a rispondere delle conseguenze indirette delle loro azioni destabilizzatrici economiche, i cinesi hanno elaborato un piano per tranquillizzare le autorità di governo e continuare silenziosamente il loro piano di conquista mondiale.

Potrebbe funzionare, tralasciando il piccolo dettaglio che la loro espansione economica serva a finanziare il loro immenso apparato militare. Qualsiasi governo non prezzolato non acconsentirebbe a questa logica.

big

Le imprese della Cina continuano a delocalizzare

Fanno cioè quello che hanno fatto tante aziende di quei paesi maturi industrialmente, dove il costo del lavoro è ritenuto eccessivo ai fini della competizione globale.

La novità di queste settimane è data dalla scelta fatta per delocalizzare: non il Vietnam o la Cambogia, ma gli Stati Uniti, per tranquillizzare l’amministrazione Trump.

La Tianyuan Garments ha infatti annunciato che aprirà una fabbrica tessile in Arkansas. Potrà produrre 23 milioni di t-shirts all’anno, al prezzo medio di 33 centesimi di dollaro. Al China Daily il presidente della società cinese, che lavora anche per Adidas, Armani e Reebok, ha dichiarato che in nessun paese del mondo il costo del lavoro sarà cosi basso.

Le t-shirts che verranno sfornate dallo stabilimento americano potranno fregiarsi – ovviamente – della dicitura Made in Usa. La prima particolarità dell’operazione è data dal fatto che la fabbrica sarà interamente gestita da robot, con una velocità di produzione calcolata in 26 secondi a pezzo.

Un disastro per l’occupazione? Non per quella americana, dal momento che la Tianyuan si è impegnata ad assumere 400 persone a Little Rock, la capitale dell’Arkansas: saranno prevalentemente operatori delle macchine. La seconda particolarità è che la contea dove sorge l’impianto ha fatto ponti d’oro ai cinesi: incentivi diretti per 3,2 milioni di dollari e agevolazioni fiscali nell’ordine del 65% sull’imposta sui redditi.

LA RESILIENZA CINESE CI CONSENTE DI FARE DUE CONSIDERAZIONI:

La prima è che la tecnologia diventa fondamentale anche nei settori tradizionalmente ad alta intensità di manodopera che finora avevano resistito alla rivoluzione, come il confezionamento tessile. Il lavoro si sposta dove questa ci sarà: Myanmar, Vietnam e Cambogia offrono bassi costi di produzione, ma se il robot costa meno saranno tagliati fuori.

La seconda è che la leva fiscale rimane fondamentale per attrarre investimenti, e di conseguenza creare occupazione duratura.

L’italia purtroppo si pone ancora al pari della Cambogia e del Vietnam, essendo esclusa a causa dell’elevata tassazione sul lavoro e per gli scarsi incentivi economici ed agevolazioni fiscali per gli insediamenti industriali (quasi inesistenti).

 

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