Descolarizzazione 2.0. – L’Italia dà agli studenti poveri 83 volte meno che ai migranti

DESCOLARIZZAZIONE PROGRAMMATA

L’Italia dà agli studenti poveri 83 volte meno che ai migranti Arriva il fondo per chi non può pagare l’università: solo 55 milioni l’anno. Per i rifugiati spendiamo 4,6 miliardi.

Lo Stato dovrebbe anche incentivare l’iscrizione alle facoltà che danno lavoro invece di distribuire denaro a pioggia senza alcun criterio

I SOLDI IN GIOCO

6,982 miliardi di euro L’entità del Fondo di finanziamento ordinario 2017 per l’istruzione (Ffo), cresciuto di 62,5 milioni rispetto al 2016 ( 0,9%) 55 milioni di euro II fondo perequativo destinato a coprire i mancati introiti per l’esonero dal pagamento delle tasse universitarie concesso agli studenti con un Isee familiare inferiore ai 13.000 euro

Un budget di appena 55 milioni di euro per evitare la retta universitaria 2017/2018, a chi dichiara un reddito Isee sotto i 13mila euro. E pure un “innovativo” criterio di ripartizione delle risorse che, però, rischia di penalizzare le migliori università a vantaggio delle altre.

E finalmente arrivato il tanto atteso decreto che ripartisce le risorse del Fondo di finanziamento ordinario 2017 (Ffo), ed è già scoppiata la polemica sull’esiguità dei fondi e sui nuovi sistemi di ripartizione delle risorse (che prevedono incentivi anche geografici), e pure sui parametri di miglioramento della performance

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Da sempre la spesa pubblica per sostenere il diritto allo studio, nel bilancio pubblico, è esigua se raffronta a ben altre uscite. Nel 2017 il governo ha messo a bilancio, ad esempio, 4,6 miliardi (dati Viminale), per il soccorso e l’accoglienza (di cui oltre 3 miliardi di fondi europei). Salvo poi racimolare solo pochi spiccioli (55 milioni), per aiutare chi non ha le risorse economiche per studiare.

DESCOLARIZZAZIONE PROGRAMMATA

Fatti due calcoli, lo Stato investe per far studiare i ragazzi bisognosi una cifra 83 volte inferiore a quella destinata all’accoglienza dei migranti. Per di più, sta tagliando le risorse alle università più prestigiose. L’Alma Mater di Bologna, ad esempio, contesta apertamente lo “scippo” di 6,9 milioni. «Premiare il miglioramento con questi nuovi criteri penalizza atenei come il nostro che hanno già performance alte e favorisce le altre, che hanno maggiori possibilità di crescere velocemente», ha scandito il delegato al bilancio Angelo Paletta.

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La sbandierata esenzione a dirla tutta – avrà valore solo perle matricole che appartengono a nuclei familiari con un Isee entro la soglia prevista, che comunque dovranno sborsare la tassa per il diritto allo studio (140 euro e il bollo 1111 P6GIL di 16). Mentre per chi si iscriverà agli anni successivi potrà contare solo su sconti inversamente proporzionali.

Secondo simulazioni del Miur lo sconto per gli studenti meno abbienti si tradurrà in un risparmio annuo medio tra i 300 e i 500 euro.

Insomma, il rischio di non riuscire a farsi esonerare per reddito è più che concreto considerando i paletti posti. I contributi per far studiare i ragazzi poveri non sono vincolati allediverse tipologie di corsi di studio. Saranno destinati a coloro che decidono di diventare ingegnere – trovando, presumibilmente, subito un posto di lavoro, così come per altri che prendano altre strade più tortuose, come studiare filologia antica o lingue sconosciute.

I nuovi criteri di ripartizione premiano, almeno nel numero, gli atenei meridionali che di sicuro hanno ottenuto circa 6 milioni in più quest’anno. Quest’anno 21 atenei hanno ottenuto dal Ffo stanziamend superiori al 2016 sono quelli del Sud (Bari Politecnico, Università di Catanzaro, Napoli Parthenope, L’Aquila, Università degli studi della Campania “Vanvitelli”, di Bari, di Chieti-Pescara, del Molise, di Foggia, del Sannio, e di Salerno), 7 al Nord (Università di Bergamo, Milano Bicocca, Piemonte Orientale, Università di Ferrara, dell’Insubria, Milano Statale, Sissa di Trieste), e 3 al Centro (Urbino, Politecnica Marche, Università per Stranieri di Siena)

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Il fondo perequativo per esentare dalle tasse gli studenti con mero risorse economiche verrà ripartito così: 20,73 milioni (37,7%) al Nord, 13,2 milioni (24%) al Centro e 21,07 milioni (38,3%) al Sud. E se è vero che per la distribuzione delle risorse è stato applicato «il criterio della legge di bilancio 2017, che prevede il riparto in proporzione alla percentuale di studenti attualmente esonerati dalle tasse moltiplicati per il costo standard per studente in corso del rispettivo ateneo», forse, viste le lamentele già intercettate in rete, non si è tenuto conto delle “migrazioni per studio” che tradizionalmente vedono spostamenti di studenti dal Sud al Nord.

Non basta. Secondo Andrea Torti, coordinatore di Link, il Miur con Valeria Fedeli avrebbe ridotto i fondi «nella disponibilità diretta degli Atenei», limati dello 0,9% «passando da 6,919 miliardi a 6,856 miliardi». Gli sconti sulle rette verranno dunque pagati con il taglio del budget disponibile, cioè aumentando le tasse di tutti gli altri studenti.

di Castro Antonio

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2 thoughts on “Descolarizzazione 2.0. – L’Italia dà agli studenti poveri 83 volte meno che ai migranti

  1. Pingback: Descolarizzazione 2.0. – L’Italia dà agli studenti poveri 83 volte meno che ai migranti – Onda Lucana

  2. “…lo Stato investe per far studiare i ragazzi bisognosi una cifra 83 volte inferiore a quella destinata all’accoglienza dei migranti….”

    Espulsione di giovani italiani e sostituzione con giovani stranieri. Non è mica cosa nuova, va avanti da anni. Originariamente l’idea era di importare schiavi e farli lavorare senza paga. Negli ultimi tempi questa velleità è stata abbandonata: ormai l’unico motore del fenomeno è la mera ideologia.

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