Italia – Egitto: meeting diplomatico a Londra per il caso Regeni. Gli inglesi provano a depistare

Il ministro Alfano si trova oggi a Londra dove incontrerà fra gli altri l’omologo egiziano, Sameh Shoukry.

La location prescelta per l’incontro non è casuale ed è tristemente significativo il fatto che gli inglesi siano una costante onnipresente in ogni tipo di relazione e di rapporto tra Italia ed Egitto.

L’intelligence di sua maestà continua a giocare sporco ma con un esperto come Angelino Alfano a proteggere i nostri interessi e la nostra dignità nazionale siamo tranquilli. Fino a quando l’utilizzo dei termini nazione, sovranità popolare, diritto al lavoro ed allo studio, identità continueranno ad essere demonizzati dall’establishment democratico, l’Italia avrà ben poche possibilità di difendersi.

Riparte il dialogo tra l’Italia e l’Egitto del generale Al Sisi con il ritorno del rappresentante italiano dopo il richiamo a Roma, nell’aprile 2016, dell’ambasciatore Maurizio Massari sulla scia del caso Regeni. Ieri l’ex premier, Enrico Letta, ha ribadito a Radio Capital che su Regeni «non deve esserci la real politik, il Paese deve reagire con fermezza, le autorità egiziane ci prendono in giro».

I NODI I nodi politici restano la ricerca della verità sull’uccisione del giovane ricercatore (e sul coinvolgimento di apparati di sicurezza egiziani) e la stabilizzazione della Libia.

Alfano, titolare degli Esteri, parteciperà oggi all’incontro convocato da Boris Johnson, capo del Foreign Office, proprio sulla Libia e chiederà a Shoukry di indirizzare il sostegno egiziano all’uomo forte di Bengasi, il generale Khalifa Haftar, verso un accordo col premier del governo di unità nazionale appoggiato da Italia e Onu, Fayyez Al-Serraj.

In gioco la regolazione dei flussi migratori dal Nord Africa verso Italia e Europa, e il contrasto alla minaccia terrorista dell’Isis in Libia, più la ripresa di normali rapporti economici con Tripoli.

L’ambasciatore Cantini, grande esperto di Nord Africa, già a Addis Abeba, Algeri e Gerusalemme, ex capo della Cooperazione allo Sviluppo, troverà al Cairo una pila di dossier aperti.

Oggi presenterà le credenziali a Al Sisi. Contemporaneamente si insedia a Roma il nuovo ambasciatore egiziano, Hisham Badr.

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Il caso Regeni prevale nei media e nella coscienza ferita dell’Italia. Amnesty, ieri, ha ribadito la perplessità per la decisione di rimandare al Cairo l’ambasciatore e promette di chiedere conto sul caso Regeni «ogni mese». L’ultima notizia collegata con le indagini è l’arresto di uno dei legali della famiglia Regeni, Ibrahim Metwaly, militante dei diritti civili.

Cantini dovrà fare pressione sul governo egiziano perché si arrivi a una verità non di comodo, attraverso la piena collaborazione tra le magistrature italiana e egiziana. Il ministro Alfano ha motivato la scelta di ripristinare il livello delle relazioni diplomatiche con la necessità di una interlocuzione autorevole con le autorità del Cairo anche per fare luce sulla barbara uccisione di Regeni. Ma non c’è solo questo. È interesse strategico dell’Italia riallacciare il dialogo con Al Sisi e per concordare una linea di compromesso sulla Libia, preservandone l’unità e la stabilità. Non è un mistero che l’Egitto abbia scelto Haftar, d’accordo con Francia e Emirati arabi uniti. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha di recente incontrato Haftar a riprova che l’Italia riconosce il ruolo del generale in Cirenaica. Adesso, Roma e Il Cairo dovranno lavorare insieme per una intesa che includa i due contendenti ma anche le tribù sparse in Libia, fino a Sud nel Fezzan.

Alfano ne parlerà oggi con Sameh Shoukry. Cantini dovrà pure tutelare gli interessi economici dell’Italia, in particolare quelli legati alla mega-scoperta Eni del giacimento di Al-Zohr nel Mediterraneo, forte di investimenti per oltre 7 miliardi di dollari.

Più commesse miliardarie per le industrie italiane dell’indotto e delle infrastrutture soprattutto portuali. L’economia egiziana cresce al punto da far segnare nel primo trimestre di quest’anno più 5 per cento. Lo scorso anno le esportazioni italiane verso l’Egitto hanno superato, nonostante la crisi diplomatica, 3 miliardi di euro.

Il commercio bilaterale ammontava a inizio 2016 a oltre 5 miliardi, 130 le nostre imprese che lavorano in Egitto. Senza contare centinaia di migliaia di turisti italiani ogni anno e gli intensi scambi culturali messi a dura prova dall’omicidio di Giulio.

di Marco Ventura

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