Shell abbandona i pozzi in Iraq e punta su gas e stazioni di ricarica elettrica

Obiettivo della major anglo olandese: il 20% degli utili dalle rinnovabili entro il 2025 – Progetti pilota in Europa e California Shell punta sulla ricarica dell’auto elettric.

SVOLTA EPOCALE: ADDIO AI POZZI IRACHENI

La compagnia abbandona l’estrazione di petrolio in Iraq, dove opera da oltre un secolo, per concentrarsi esclusivamente sul gas

Royal Dutch Shell, principale operatore mondiale nella distribuzione di carburanti, annuncia piani ambiziosi per la creazione di punti di ricarica rapidi perle auto elettriche e intanto abbandona – dopo oltre un secolo – l’estrazione di petrolio in Iraq: due mosse in linea con la nuova natura della compagnia anglo-olandese, che con l’acquisto di BgGroup è diventata un colosso del gas liquefatto.

La major ha annunciato un piano di riconversione della rete, a partire da Europa e California, in modo da affiancare alle tradizionali pompe di beni na e di gasolio anche dei punti di ricarica rapida dedicati ai veicoli atrazione elettrica.

shell

L’obiettivo è riuscire a ricavare entro il 2025 il 20% degli utili della rete di distribuzione dai punti di rifornimento per la mobilità alternativa non solo elettricità, ma anche biocarburanti, gas naturale e idrogeno.

Shell dispone di una rete capillare, che può contare su più punti vendita di McDonald’s: 43mila stazioni di servizio disseminate in 8o Paesi.

La divisione marketing ha generato 2 miliardi di dollari di profitti nel primo semestre. Tesla finora è l’unico operatore che ha realizzato una rete di stazioni di ricarica dedicata ai suoi veicoli diffusa in tutto il mondo: la Supercharger, che punta ad avere 10mila stazioni entro il 2017.

Shell tuttavia è la prima major petrolifera che scommette sull’elettrico nella sua rete distributiva. La compagnia ha previsioni pessimiste sul futuro del petrolio: è convinta che il picco della domanda potrebbe essere raggiunto già nel 2030 e che il prezzo del barile resterà debole «per sempre».

Queste posizioni – insieme a dissidi sui contratti di servizio, sempre meno remunerativi – potrebbero aver contribuito a spingere Shell all’abbandono dei pozzi petroliferi in Iraq, dov’era sbarcata nel lontano 1912 e dove ha contribuito a scoprire il primo giacimento, quello di Kirkuk.

La compagnia resterà nel Paese, focalizzandosi però solo sul gas, attraverso la joint venture Basra Gas Company, di cui conta di espandere le attività. Ha invece concordato con Baghdad l’uscita «amichevole» da Majnoon, giacimento di greggio di cui è operatore con una quota del 45%. Inoltre metterà in vendita il 20% di West Qurna, un altro giacimento, operato da ExxonMobiL.

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