Pechino dà vita al leader globale dell’energia

Con l’ok alla fusione ira China Guodian e Shenhua Group nasce il più grande gruppo al mondo per capacità installata

Pechino dà vita al leader globale dell’energia

Una riga di comunicato della commissione cinese per la gestione delle imprese di Stato è bastata a dare la notizia del via libera alla nascita del primo gruppo energetico al mondo per capacità. Pechino ha approvato la fusione del gigante del carbone Shenhua con il China Guodian Group, quinto produttore al mondo di energia elettrica.

Le nozze, di cui si discuteva da mesi, rientrano nel piano della dirigenza guidata da Xi Jinping di razionalizzazione delle società pubbliche, riducendo la capacità produttiva in eccesso e allo stesso tempo dando vita a conglomerate in grado di competere su scala globale. Una volta portata a termine l’operazione il gruppo, che dovrebbe assumere il nome di National Energy Investment Company, avrà una capacità installata superiore ai 225 gigawatt.

Sarà inoltre il più grande produttore di energia eolica con una capacità di 33 gigawatt, nonché il maggior produttore di carbone. Complessivamente, emerge dai dati compilati da Bloomberg, il colosso cinese potrà contare su asset per 271 miliardi di dollari.

Da tempo la Cina è impegnata a ridurre la propria dipendenza dal carbone a beneficio dell’utilizzo di altre fonti d’energia come il gas naturale e il nucleare. L’operazione Guodian-Shenhua si muove lungo questa direttrice.

Le fonti rinnovabili, secondo i dati di Bnef riferiti sempre da Bloomberg, dovrebbero infatti coprire circa un quarto della capacità generata. Non è invece ancora chiaro quali saranno le ripercussioni sulle quotate delle due società.

Nel corso di un incontro stampa, il vicepresidente di China Shenhua si è limitato a dire che il gruppo ha tagliato del 6,7% i target di produzione per quest’anno portandolo a 278 milioni di tonnellate, riducendo quindi del 2,7% le previsioni sulle vendite a 396 milioni di tonnellate.

Una scelta dettata principalmente dai negoziati con le autorità locali per lo sfruttamento di due miniere. Prossima tappa del processo di riorganizzazione potrebbe invece essere il matrimonio tra il gruppo Huaneng e la State Power Investment Corp, sotto il cui ombrello ricade anche la State Nuclear Technology Corporation.

Pechino sta cercando di dare un seguito al progetto di riforma delle grandi aziende di Stato con l’obiettivo di aumentarne l’efficienza. Il processo di riorganizzazione ha già fatto scendere il numero delle aziende pubbliche che fanno capo all’amministrazione centrale sotto le cento unità.

Le linee guida diramate dal governo a maggio 2016 prevedono che, in tre anni, le società taglino di un quinto le partecipate. Altro nodo chiave della riforma è l’apertura dell’azionariato a investitori strategici così che diventino aziende a capitale misto, pur restando sotto il controllo pubblico.

Una prima operazione in tal senso è stata la cessione del 35,2% di China Unicorn a un pool di società che include tra gli altri Tencent, Baidu e Alibaba. Si è trattato del primo programma pilota. Operazioni simili potrebbero ripetersi in futuro. Sono infatti sei le società scelte nell’ambito della sperimentazione, che dopo le telecomunicazioni toccherà i settori dell’energia, della cantieristica e del trasporto aereo.

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