Italia sostiene la Repubblica Islamica dell’Iran con un Piano da 5 miliardi

Iran-Italia, via all’accordo di sviluppo da 5 miliardi.
Seguendo Cina, Corea del Sud, Austria e Danimarca anche l’Italia è pronta a fornire finanziamenti bancari all’Iran dopo l’accordo sul nucleare che ha portato alla fine dell’embargo. Ieri a Roma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il vice ministro iraniano, Mohammad Khazaee, hanno siglato un intesa che, attraverso Invitalia mette a disposizione delle banche iraniane 5 miliardi di dollari per finanziare l’acquisto di servizi o forniture da parte di imprese italiane per i progetti locali.
Dopo l’accordo sullo smantellamento dei siti e la moratoria sugli sviluppi nucleari, molte imprese italiane sono tornate a discutere affari in Iran e nel corso di due missioni organizzate dal governo italiano nel 2017, sono state poste le basi per siglare accordi per un valore potenziale di 27 miliardi di euro.
Invitalia, che ha costituito un veicolo apposito, Invitalia Global Investment, raccoglierà i fondi con un prestito sindacato dalle banche italiane e, sostenuti dalla garanzia dello Stato italiano, li girerà alle banche iraniane. I settori di intervento e gli stanziamenti impegnabili saranno decisi ogni anno dal Cipe a Palazzo Chigi, ed i singoli progetti saranno sottoposti a tutte le verifiche previste dalle normative europee ed americane. I progetti già definiti dalle imprese italiane in Iran riguardano infrastrutture e costruzioni (compresa l’alta velocità ferroviaria), petrolio e gas naturale, generazione di energia elettrica, petrolchimico, chimica, metallurgia.
«Grazie al finanziamento di Invitalia Global Investment le imprese italiane porteranno in Iran competenze ed energie per la crescita economica e il benessere dei cittadini. E’ un accordo nell’interesse della popolazione e delle riforme» ha commentato il ministro dell’Economia Padoan, a margine della firma dell’intesa. Analoghi accordi di finanziamento alle banche iraniane sono stati siglati da Cina (10 miliardi di dollari), Corea del Sud (8 miliardi), Austria (i miliardo di euro), Danimarca (500 milioni).
Il ministro Padoan ha definito l’iniziativa come un “accordo nell’interesse dei cittadini e delle riforme”.
Intanto fanno notare gli analisti che proprio grazie a questo atteggiamento di avvicinamento così brusco con le realtà islamiche, spesso mascherate da accordi economico-commerciali e/o iniziative di welfare, sta lievitando in italia il pericolo antisemita. Sarebbe bene, inoltre, oltre che a predisporre dei controlli serrati a monte dei finanziamenti, anche un controllo sulle reali destinazioni dei flussi di denaro. E’ noto infatti come spesso il denaro erogato agli stati islamici venga in realtà destinato per altri fini, spesso anche contrari ai principi costituzionali degli stati che li hanno messi a disposizione.
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Libero 12.1.2018

Fonte qui.

 

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